di Meir El Saiegh

RACCONTI BENGASINI (5)

FELICE FADLUN, L`INTRIGANTE

Fatti e personaggi di questo racconto sono puramente immaginari

 

La stragrande maggioranza degli ebrei di Bengasi, era composta da persone rispettabili, timorate da Dio, e oneste. Ma come in ogni regola, c’erano delle eccezioni.

Una di queste eccezioni era Felice Fadlun: intrigante, gretto, ipocrita, e opportunista.

Era un uomo di media statura, grasso, con una enorme pappagorgia , i denti guasti, con pochi capelli sparsi sulla testa quasi calva, e un lungo naso che spioveva in punta.

Faceva il mediatore, e il suo ufficio, se si poteva definire ufficio quel bugigattolo, era situato nel Shuk Eddalam.

E siccome i proventi di questa sua attività erano esigui, faceva un altro lavoro: vendeva sottobanco e a prezzi esorbitanti Araki e vino agli Arabi.

Questo perché all`epoca, la vendita degli alcolici era proibita ai musulmani, ma permessa agli ebrei e ai cristiani.

Apriva l`ufficio verso le otto del mattino. Alle dieci lo assaliva un languorino allo  stomaco che lo portava con l`acquolina in bocca, direttamente alla friggitoria di “sfinz” , vicina al Shuk Eddalam .

Si sedeva in un posto appartato e divorava due di queste enormi frittelle. E se il languorino persisteva,  ne ordinava una terza con due uova sopra.

Non gli passava mai per la  mente di portare qualche frittella alla sua famiglia.

Quando il sabato andava a pregare nella “Sla` haggedida” (Nuova Sinagoga), il suo ingresso era sempre ampolloso e spettacolare.

Entrava con un`espressione contegnosa, salutava tutti con un mezzo  inchino circolare, saliva sul palchetto per baciare la mano del rabbino Madar, poi andava a stringere la mano al presidente della Comunità genuflettendosi in segno di riverenza.

Si dirigeva poi al suo posto fisso, e tirava fuori il suo  grande scialle di preghiera, il “Tallit”.

Lo apriva, lo faceva svolazzare per aria, e lo faceva atterrare sulla testa, in modo che gli copriva quasi tutta la faccia.

Rimaneva così per tutta la preghiera.

Con la massima serietà spiegava, che, così facendo, comunicava più facilmente con il Padreterno.

Ma il vero spettacolo iniziava quando si recitavano  le preghiere della “Amidà” e del “Musaf”.

Sebbene un certo dondolamento del corpo durante la recitazione di queste preghiere, venga considerato  parte integrante di esse, quelle sue ripetute oscillazioni convulse del busto, quei suoi esagerati e teatrali inchini, il movimento rotatorio della testa, le mani sollevate un po`in alto verso il cielo  con le quattro “Tziziot” (frange) del “Tallit” fra le dita, come per implorare una grazia,  lo facevano sembrare un invasato.

Sette anni prima, quando gli mori`il  padre, subito dopo la “Shivaa`” (i sette giorni di lutto), senza tanti indugi, lascio` l`appartamento che aveva in affitto dove viveva,  e senza neppure chiedere il consenso, si traferi` con la moglie e la figlia nella casa della madre.

“Ci vuole qualcuno che ti protegga e ti tenga compagnia” le spiego`.

La vecchia signora Fadlun, era una compita, timida, silenziosa donnetta dal volto rugoso e ilare, con un modo cinguettante di parlare che faceva pensare ai passerotti.

Nella sua vita non aveva fatto altro che sacrificarsi e sgobbare il piu` possibile per il figlio.

Dopo il trasferimento del figlio a casa sua, le fu assegnata una stanzetta minuscola, e in questa stanzetta c’erano tutti i suoi tesori: una bottiglietta di sciroppo per la tosse, e alcune pasticche di menta in una scatoletta rotonda di latta.

Per generosa condiscendenza, consumava i pasti assieme al resto della famiglia, tranne nelle rare occasioni in cui i Fadlun avevano ospiti, ma la maggior parte del suo tempo lo trascorreva sulla malconcia poltrona davanti alla finestrella  della sua stanzetta.

Come quella modesta e cortese personcina avesse potuto procreare un figlio della stampo di Felice, restava un mistero per tutta la Comunita` ebraica di Bengasi.

Molto di rado, quando il tempo era buono, si azzardava a fare una sortita e usciva.

Ma Felice  scoraggiava queste sue piccole escursioni: “Andiamo, andiamo mamma” la rimproverava, “ricordati della tua eta`. Dovresti pensare alla fine che ti aspetta, invece di andartene a gironzolare per la citta.”

Vero che la fissava con uno sguardo disperato, se osava prendere piu` di due biscotti  all`ora del te`: “Mamma! non dovresti mangiar tanto a un eta` cosi` tarda.”

E fremeva tutto vedendola accendere la stufetta elettrica durante le serate fredde e rigide dell`inverno.

Nonostante la sua parsimonia, e i due lavori, la situazione economica di Felice non era florida, tuttavia nutriva grandi speranze.

Sette anni prima, dopo la morte di suo padre, quando la compagnia di assicurazioni “Generali” aveva aperto una filiale a Bengasi, aveva assicurato la madre per una forte somma. Una volta che ella se ne sarebbe andata all`altro mondo, il peculio sarebbe stata suo.

L`unico inconveniente era dato dal fatto che la vecchia signora si rifiutava ostinatamente di morire.

A onta dei piu` caldi incoraggiamenti: “Mamma, oggi hai un pessimo aspetto”, oppure: “mamma hai una brutta cera oggi”, l`anziana signora Fadlun continuava con dolce rassegnazione, a consumare cibi, te` ed elettricita`, come se avesse tutte le intenzioni di campare fino a cento anni.

Fino a tarda ora della notte, Felice e la moglie rimanevano alzati, pensando ai cibi, al te` allo spreco di energia elettrica, e agli ingenti versamenti per l`assicurazione che aumentavano di mese in mese.

Non dicevano nulla, ma entrambi passavano in rassegna i piu` bei malanni, dalla polmonite all`infarto che pur potendo portarsi via la vecchia, se ne guardavano bene.

Un giorno la vecchia signora Fadlun si reco` alla clinica dove lavorava il dottor Renato Nahum.

Una passeggiata in citta` era uno dei suoi divertimenti preferiti.

Aveva acquistato qualche metro di  nastro di cui aveva bisogno da Luli Tammam, modista e merciaia, e si era goduta un mondo la lunga discussione con Luli per ottenere un piccolo sconto.

Poi si era permessa l`acquisto di centocinquanta  grammi di caramelle alla menta.

E ora, stanca ma trionfante, sulla via del ritorno, penso` bene di fare una capatina dal dottor Renato.

“Ho sentito tanto parlare di voi dottore, bisognava per forza che venissi a conoscervi. Sareste cosi` gentile da darmi uno sciroppo per la tosse? Ho sempre la gola piena di catarro, durante la notte.”

Lo fissava felice con i suoi occhi scuri e penetranti, una donnetta vispa e dinamica, rugosa forse, ma ciononostante, sana  dalla testa ai piedi. Renato la trovo` subito simpaticissima.

“Sicuro che vi prescrivero` un sciroppo per la tosse, e molto efficace anche. Anzi, non ci sara` neppure bisogno che vi disturbiate ad andare in farmacia, ve lo preparero` io stesso.”

Le diede il miglior sciroppo possibile, un efficace pozione alla Clorodina. ” E la dose….. dovete prendere due cucchiaini da caffe` tutte le sere”,  disse applicando l`etichetta.

“Come avete detto dottore?” domando` lei. Poi con semplicita` “Sapete, sono diventata cosi` sorda da quando ho rotto gli occhiali”

Egli scoppio a ridere, la sua allegria era tanto contagiosa che l`anziana signora Fadlun gli faceva eco.

“Siete un tipo allegro dottore” lo complimento` in tono malizioso, mentre Renato l`accompagnava alla porta. “Bene, bene! Mi piacciono i dottori gioviali.”

La mattina dopo, i Fadlun sedevano a colazione in cucina. la colazione venne mangiata in silenzio da Felice , da sua moglie Yolanda, e dalla figlia Ginetta. La vecchia signora Fadlun non si era fatta viva.

Yolanda, una donna di bassa statura, grassotella, trasandata nel vestire, con i capelli sempre scarmigliati, dopo una lugubre occhiata all`orologio appeso alla parete, fece rilevare al marito: “Non potrebbe alzarsi in tempo per venire a colazione tua madre? Ne ho gia` sopportate anche troppo da quella vecchia, e ne ho proprio abbastanza. Ora poi, le cose vanno di male in peggio. Finira` col pretendere che le porti la colazione in camera sua su un vassoio.”

“Credo che che non si sia neppure alzata” disse l`antipatica Ginetta, prendendo la palla al balzo e crollando il capo, “quella vecchia pigraccia!”

“E` uno sciupio di gas” bofonchio` tetro Felice “tenerle in caldo la colazione.”

“Su, cara!” disse Yolanda alla figlia, “corri, e buttala immediatamente fuori dal letto.”

Ginetta sguscio` pronta dalla sedia, ed entro` nella stanzetta della vecchia signora Fadlun.

Segui` il silenzio…..un lungo silenzio. Poi un improvviso gemito, una serie di passi frettolosi, e Ginetta torno` a precipitarsi in cucina. “Oh, mamma!” balbetto` “La nonna e` morta!”

Felice sputo` con uno spruzzo una sorsata di te` sulla tazza.  Yolanda balzo` in piedi.

“Che cosa figliola?” sussurro` appena, la sua pappagorgia sussultava e  tremolava per l`emozione. “Hai detto che……”

“Si`” piangucolo` Ginetta “e` proprio quello che ho detto. E` distesa sul letto, rigida come un pezzo di legno.”

Felice sposto` la sedia dal tavolo. “Andiamo.” Fece un cenno imperioso alla moglie.

Entrambi si precipitarono nella stanza della vecchia signora, poi si fermarono di botto.

La vecchia giaceva riversa, la bocca spalancata, le gote infossate, e gli occhi sbarrati.

“Mamma!” esclamo` Felice sollevandole la mano. Ma la mano sfuggi` alla sua presa e ricadde, rigida sul letto.

Segui` un eloquente silenzio, mentre Felice e sua moglie fissavano la rigida figura sul letto. Poi Yolanda sussurro` con rispetto:

“E` tutto finito Felice! Eh si`, eh si`, non dovra` piu` soffrire ormai.”

Poi afferrato l`orlo del lenzuolo, copri` con solennita` il pallido volto della Signora Fadlun.

Felice guardo` sua moglie, tiro` su col naso e piagnucolo`: “Oh, Dio! Oh, Dio! La mia povera madre e` morta!”

“Ha raggiunto il Creatore, Felice” disse Yolanda, volgendo gli occhi al cielo. “Non possiamo opporci alla sua volonta`” e afferandolo per il braccio lo condusse con dolcezza al salotto. Felice si lascio` cadere su una poltrona.

“Che Dio abbia pieta` di me” mormoro`. “La mia povera mamma se ne e` andata.”

“Non puoi farti alcun rimprovero” disse Yolanda con voce ferma, “sei stato sempre un bravo figliolo per lei. Eh, si`, anch`io ho fatto del mio meglio, era molto vecchia del resto, doveva pur andarsene prima o poi, e che bella morte serena ha fatto! Vuoi che ti dia qualcosa da bere per rimetterti in sesto?”

Felice gemette ancora e crollo` il capo. Ma non era quello il momento di fare economie. Yolanda ando` a prendere dalla credenza del salotto la bottiglia di Amaretto di Saronno che i Fadlun conservavano per le grandi occasioni.  Fingendosi disgustato, Felice mando` giu` mezzo bicchiere.

“Cosi` va meglio” disse Yolanda. “Devi riprenderti mio caro, hai parecchie cose da sbrigare. Devi farti rilasciare il certificato medico, comunicare il decesso alla Comunita` ebraica, metterti d`accordo con gli addetti del cimitero  per la sepoltura, e poi…. c’e` l`assicurazione.”

Felice alzo` il capo. “Gia`…. c’e` l`assicurazione. ” Emise un profondo sospiro. “E va bene, sara` meglio che sbrighi le pratiche necessarie, anche se e` triste, molto triste.”

Ando` anzitutto dal dottore, ma sia il Dottor Leventakis che il dottor Nahum erano fuori.

“Vi mandero` il dottor Renato non appena torna dal suo giro di visite, ” gli promise la moglie del dottor Leventakis.

Mentre s`incamminava verso gli uffici della Comunita` ebraica, fermo` parecchia gente lungo la strada, e narro` singhiozzando, della perdita subita.

Era ora di cena quando Felice torno` a casa.  La moglie Yolanda, sapendo bene che dopo la sepoltura, e durante il periodo della “Shivaa`” , i sette giorni di lutto, la casa sarebbe stata invasa da parenti, amici e conoscenti che sarebbero venuti a fare le condoglianze e animare gli animi della famiglia in lutto, dopo aver fatto la spesa con la figlia, aveva preparato un tegame di “Haraimi” con la cernia , costolette d`agnello al forno con patatine, insaporite con sale, pepe e alloro, e del fegato di pollo fritto con aglio e cipolla.

” In momenti come questi bisogna mangiare” disse “con lo spavento che ci siamo presi e tutto il resto….”

“Non ne ho alcuna voglia” protesto` Felice prendendo il piatto pieno. Poi, mentre s`infilava in bocca una costoletta d`agnello: “Ma credo che sia meglio mandare giu` qualcosa per farci forza.”

 Nel bel mezzo di questo banchetto, il campanello squillo`. Era il dottor Renato venuto subito dopo aver fatto ritorno, preoccupato e alquanto turbato per il fatto che la vecchia signora, fosse morta a cosi`poca distanza dalla visita.

Fu alquanto perplesso vedendo la tavola imbandita con tutto quel ben di Dio, ma non disse nulla.

“Entrate dottore, entrate!” disse Felice ingollando una costoletta , “scusatemi se non vi accompagno, ma siamo tutti sconvolti, la sola idea di entrare nella stanza dove giace quella poveretta, mi fa venire la pelle d`oca. E` la terza porta a sinistra”.

Renato entro`nella stanzetta della vecchia signora.  Spalanco` le persiane, e la prima cosa che vide sul tavolino accanto alla finestra fu la pozione di Clorodina. Fisso` la bottiglietta, mancava un buon terzo del contenuto.

Rapidamente si avvicino` al letto e sollevo` la palpebre della vecchia, poi le afferro` il polso, lo trattenne fra le dita.

Poi gli si delineo` in volto un lieve sorriso. Tolse dalla sua valigetta una fiala di sali e la mise sotto il naso della Signora.

Per un attimo non accadde nulla, poi, con impeto, la morta starnuti`.

Sonnacchiosa apri` gli occhi, fisso` Renato e sbadiglio` “dottore, dottore…… che cosa state facendo qui in camera mia? Oh….. mi sono goduta una dormita meravigliosa.

Chinandosi si di lei le chiese “Quanto ne avete preso di quella medicina?”

“Oh…. due cucchiai come mi avevate detto voi.”

“Non c’e` da meravigliarsi se avete dormito” le disse lui “ma adesso penso sia meglio che vi alziate.”

Mise il turacciolo alla bottiglietta, la ficco` in tasca, e usci` dalla stanza.

In cucina con voce luttuosa, Felice gli domando` “bevete un bicchierino dottore?”

“Credo` proprio di si`” rispose Renato con entusiasmo.

Addolorato, il figlio in lutto crollo` il capo. “E` una triste circostanza dottore. La mia povera vecchia mamma! Ci servono quattro copie del certificato di morte, l`avevo assicurata sulla vita, poveretta!”

Dalla stanzetta della vecchia signora Fadlun eccheggio` un tonfo seguito dalla sbattere di una porta.

“Per tutti i santi del Paradiso!” urlo` Yolanda impallidendo, ” che cos’e`?”

A dir la verita` lei urlando, uso` il gergo arabo degli ebrei di Libia, e disse : “Tah mazzali! shawa hada?”, ma siccome questa frase sfida ogni possibilita` di traduzione, ho dovuto con molto rincrescimento sacrificarla a un`espressione italiana.

Si udi`un rumore di passi di qualcuno che si avvicinava . “Sentite?” urlo` ancora Yolanda, “qualcuno sta uscendo dalla stanza.”

La vecchia signora Fadlun fece la sua apparizione in cucina.

Yolanda strillo` con tutto il fiato che aveva in corpo.

“Dio onnipotente!” esclamo` Felice versandosi il bicchiere d`acqua sul davanti della camicia.

Paralizzati, fissarono la vecchia signora che accostava la sedia al tavolo, e si serviva una porzione di costolette d`agnello.

Fece un risolino guardando tutto quel ben di Dio che c`era  a tavola.

“E` una cena con i fiocchi quella di stasera,  c’e` qualche festa? mmmmm….. sto morendo dalla fame!”

Comincio` a mangiare con straordinario buon appetito. E a questo punto Renato se na ando`, lasciando che si saziasse.