di Viviana Re Fraschini

campo di girasoli

IL CAMPO DEI GIRASOLI

  Guardandola, senz’altro si sarebbe potuto pensare a lei come a un girasole. Sembrava quasi una collegiale, con quelle lentiggini appena accennate e quei boccoli biondi che le ricadevano su un leggero vestitino blu, che catturava le sfumature del cielo e che era capace di sottolinearle un seno immaturo, contenente un nuovo cuore palpitante.

   E quella notte, di quel passato remoto, potevano essere dei riccioli biondi, molto simili ai suoi, a penzolare senza vita sul sedile posteriore di una vecchia Golf station wagon, ma invece non lo erano…

   Ormai comunque erano passati anni, a cosa serviva pensarci? Camminava a passo veloce, “Ma non veloce quanto l’avanzata inesorabile della maledetta cellulite!”, un tempo avrebbe pensato. Non era una ragazza superficiale, solo… solo che era stata una donna vittima degli stereotipi della bellezza. Però a quel punto la buccia d’arancia non era più un suo problema e poi diciamoci la verità: quella sì che era una battaglia persa!

   Mentre gocce di luce rotolavano sulle sue guance emozionate, le vennero in mente le parole di un capitolo dei Salmi a cui era molto legata, e che da un certo punto in poi potevano benissimo rappresentare la sua vita: “Io mi glorierò del Signore; gli umili lo udranno e si rallegreranno. Celebrate con me il Signore, esaltiamo il suo nome tutti insieme. Ho cercato il Signore ed egli m’ha risposto: m’ha liberato da tutto ciò che m’incuteva terrore. Quelli che lo guardano sono illuminati, nei loro volti non c’è delusione. Quest’afflitto ha gridato, e il Signore l’ha esaudito: l’ha salvato da tutte le sue disgrazie. L’angelo del Signore si accampa intorno a quelli che lo temono, e li libera.”

   E l’angelo che Dio aveva mandato per liberarla, lei lo aveva conosciuto molto, molto da vicino.

   Quella ragazza dal corpo “acerbo”, prima dell’evento che cambiò ogni cosa, non era stata granché grata della vita, né aveva dato alla sua un gran valore.

   Era molto piccola quando iniziò _ se mai c’era stato un inizio_ ad avvertire la Suapresenza. Per lei non era mai stata tanto una questione di credere; Dio c’era e basta, lo aveva sempre sentito. Ad esempio tra i raggi del sole che penetravano la vetrata del sottoscala della nonna, mentre abbracciava la sua cagnolina, pregando affinché non morisse mai, o nella sua cameretta guardando le stelle.

   Avvertiva una forza che l’accompagnava, e che la faceva sentire diversa dagli altri.

  In più la Vita le aveva donato una mamma speciale. Una donna forte e piena di fede che con il suo amore fece in modo che quello che percepiva come Dio, diventasse maggiormente tangibile e reale. Da piccola, spesso stava rannicchiata a osservarla, mentre seduta a un tavolo scorreva il dito sulle pagine di un libro. Aveva la copertina nera, e nonostante non sapesse ancora leggere, era affascinata dai libri, ed era attirata da quel titolo luccicante d’oro. Un libro che ignorava l’avrebbe un giorno trasportata nella Sua magia…

   Purtroppo però, sembra che il mal di vivere crebbe in quella bambina più velocemente di

quanto la sua età potesse sopportare. Fu questo il sentimento che non le permise di sbocciare come un girasole aperto alla Luce.

   La morte, le sofferenze, le calamità naturali da subito la lacerarono dentro. Mentre gli altri bambini giocavano, lei si domandava il perché delle cose non comprendendone il senso, né perché Dio permettesse il male.

   Una sera, quando aveva dieci anni, facendo lo sgambetto alla timidezza, e alle gote bollenti, color amaranto, domandò a degli amici di famiglia molto credenti: ‹‹Come si fa ad amare Dio?›› Anelava sapere come si facesse a provare quel sentimento per quella misteriosa “entità invisibile”, perché lei non ci riusciva, e fare delle cose per Lui senza amarLo riteneva fosse ipocrisia. Sfortunatamente la domanda non fu compresa, ed essendo esaurita per quel giorno la sua dose di coraggio, si limitò ad assentire a delle risposte scontate, convincendosi nel tempo, che Dio non avrebbe mai potuto amarla, come infondo lei non amava Lui.

   Per la maggior parte delle persone che la circondava si trattava solo “di fare o non fare” determinate azioni, per poter ottenere una certa “vita eterna”.

   “Quindi l’amore per Dio si dovrebbe ridurre solo a un tornaconto personale? Non ha alcun senso…” rifletteva.

   È da questo che cominciò la sua ribellione. La ribellione alle cose che dovevano andare per forza in un certo modo, la ribellione verso sua madre, alla religione, ma soprattutto la ribellione verso Dio, la cui presenza, dapprima rassicurante, le divenne stretta, quanto le tante domande senza risposte.

   Naturalmente come nei suoi peggiori incubi, la sua esistenza fu “violentata” dalla morte e dalle malattie che toccarono persone a lei care, e soprattutto dopo anni passati a combattere contro il cancro morì la madre, la persona che fino a quel momento aveva amato di più; la sua migliore amica. Non nutriva risentimento verso Dio per il fatto fosse morta, piuttosto perché avrebbe voluto morire al suo posto…

   Rammentava come fosse stato ieri, il senso di oppressione ed estrema solitudine di fronte alla bara aperta, contenente quel corpo tanto famigliare e ora tanto estraneo. A lungo rimase immobile a fissarlo incredula, nella sala di quella che era stata la casa della sua infanzia.

   Un padre che le era stato costantemente indifferente e le aveva condizionato la vita, un fratello con cui non riusciva a instaurare un rapporto sano e la data delle sue nozze fissate, come per uno strano scherzo del destino, precisamente a due settimane dalla morte di sua madre; ecco cosa le rimaneva. Era passata da un uomo all’altro rendendosi conto di cercare una figura paterna, e ora che voleva apparire normale sposandosi, e darle un motivo di orgoglio, lei era morta.

   Con questi presupposti il suo matrimonio durò solo tre anni, e fu seguito dall’impegno e dalla determinazione di eliminare Dio definitivamente dalla sua vita.

   Peccato che Dio si divertisse a ripresentarsi alla sua porta sotto varie forme… “Se solo mi lasciassi in pace!” gli urlava dentro di sé. “Tanto prima o poi sarai costretto a rispondermi e io finalmente ti dirò la mia faccia a faccia!” pensava impertinente.

   Si sentiva giovane e invincibile, cavalcava la vita come si cavalca un cavallo selvatico. Senza sapere che quella dote innata da cavallerizza la doveva solo a Lui. Lui che l’aveva protetta dal compiere errori irreparabili, Lui che l’aveva scortata fuori dal dolore donandole un nuovo sorriso… Lui, che con sofferenza, ma per amore, la lasciò libera.

   Il dono di avvertire la Sua presenza, che aveva fatto parte di lei fin dalla nascita, si spense come una candela, lentamente, lasciando intorno a sé solo vaghi residui di cera che prontamente scrostava via.

   Tanto ormai aveva Sunny; una splendida creatura che sprizzava vita da tutti i pori. Era diventato il suo sole, la sua luce. Il nome che lei gli aveva dato, era stato partorito prima di lui, eppure rispecchiava così bene il suo carattere! Tra i due era stato amore a prima vista. Lo aveva cresciuto, lo aveva curato nelle sue fragilità, e l’aveva amato di un amore innato, senza rendersi conto di trovarsi certe notti a ringraziare quel Dio che tanto aveva fatto per eliminare dalla sua vita. Era tutto perfetto, se non fosse che il pensiero della morte, e l’ansia al pensiero di perdere Sunny la inghiottirono silenziosamente, sottraendole le energie, finché… finché la sua creatura morì. La cosa che più temeva accadde da un giorno all’altro lasciandola succube di una sensazione mai sperimentata prima, che segnò apparentemente la fine della sua vita.

   In fondo si deve morire per poter rinascere, no?

   A lungo restò intrappolata nel ricordo di quella notte; la corsa frenetica per trovare dei dottori in grado di aiutarli, le luci dei lampioni che sfrecciavano fuori dal finestrino mentre dal sedile posteriore incitava l’uomo, con cui era andata a convivere dopo il matrimonio fallito, a spingere sull’acceleratore e… l’inevitabile conclusione: la morte di Sunny.

   Avevano cercato di rianimarlo, tra lacrime, urla e disperazione ma, non ci fu nulla da fare. Con tutta la sua spiccata vitalità quella creatura che le aveva fatto conoscere l’amore puro, se ne andò, portando con sé il suo cuore. Esalando l’ultimo respiro però, le fece anche un ultimo dono: il principio della Consapevolezza. Nonostante desiderasse solo seguirlo nella morte, stranamente quella perdita ebbe il potere di farle capire il valore della vita. Per quei cinque anni e quattro mesi passati con Sunny, ammise che avrebbe voluto rivivere, e a chi lo doveva quel miracolo pieno di gioia e passione? A chi la doveva la vita se non a Lui?

   Fu a quel punto che Dio fece capolino nella sua anima, sebbene questo non le impedì di peggiorare fisicamente. Dal considerarsi invincibile passò a non avere più controllo sul suo corpo. Si sentiva come ben descrive il Salmo 31:10: “La mia vita vien meno per l’affanno, i miei anni svaniscono nel pianto; la forza m’è venuta a mancare per la mia afflizione, si logorano tutte le mie ossa.”

   A nulla valse l’aiuto degli psicologi, né di nessun altro, quel fiore stava appassendo e si trovò faccia a faccia con la Morte.

   Stava scrivendo fiumi di parole per sfogarsi; se solo avesse potuto far comprendere chi fosse veramente Sunny per lei, forse avrebbe provato un po’ di sollievo… Le mani cadaveriche battevano sulla tastiera del pc; unico rumore di sottofondo. Gli occhi spenti le sporgevano dal viso, una volta colorito, ora smunto e affilato, e i riccioli quasi privi di vita le pendevano ai lati della faccia, quando fu aggredita da una crisi incontrollabile.

   Il panico la raggiunse: quanto può essere buio, il buio? I tremiti nel corpo erano molto vicini a delle convulsioni, il cuore ormai pompava a un ritmo insostenibile, sentì freddo e caldo allo stesso tempo e come una sensazione di vuoto. Avvertì la vita scivolarle dalle dita avvolta da un vortice di solitudine, e fu in mezzo a tutto questo silenzioso frastuono di dolore, che la candela si riaccese: di istinto si mise a pregare.

   Fremendo chiuse gli occhi bagnati dalle lacrime e pregò come mai prima. Il cuore la spinse a rivelare a Dio che desiderava il Suo perdono, chiedendoGli una possibilità di diventare Sua figlia. Si arrese dicendoGli che aveva capito e che aveva bisogno del Suo amore… stava per terminare supplicandoLo di darle un’altra possibilità e far fermare il suo corpo e il male che faceva parte di lei da mesi, tuttavia non ce ne fu bisogno: da un secondo all’altro tutti i suoi sintomi cessarono.

   Aprendo gli occhi, meravigliata si guardò le mani stranamente immobili, come tutto il corpo. Non poteva crederci! Sorridendo, la prima cosa che esclamò guardando in alto fu: “Ma allora ascolti anche me!!”

   Da quel preciso istante tutto cambiò. Lui l’amava! Corse a prendere lo stesso libro dal titolo luccicante d’oro su cui la madre soleva leggere: la Bibbia. Giorno dopo giorno, china su una scrivania colma di fotocopie, libri, appunti, lei sfamava il suo desiderio di scoprire la verità su Dio. Come un’archeologa in cerca dei reperti più preziosi, scavava in ogni “anfratto” di internet, confrontava, leggeva, pregando di essere guidata da Lui solo, rifiutando qualsiasi aiuto umano perché non voleva essere influenzata. La Parola di Dio che un tempo le era oscura, incomprensibile; le fu rivelata.

   “Ma allora la Bibbia è alla portata di tutti!” pensava eccitata. “Che senso avrebbe altrimenti, dato che l’ha fatta scrivere per noi? La chiave è desiderare di conoscerLo e se si ha fede, Lui la può rendere semplice ai nostri occhi!”

   Col passare dei mesi, l’angoscia per la perdita di Sunny diminuiva e aumentava la sua energia: “Io posso ogni cosa in colui che mi fortifica.” si ripeteva nei momenti difficili. Quella era diventata una delle sue Scritture preferite, insieme a Isaia 40:31 “Ma quelli che sperano nel Signore acquistano nuove forze, si alzano a volo come aquile, corrono e non si stancano, camminano e non si affaticano.” La Parola di Dio le si stava scolpendo nel cuore tramutandosi in preghiera. Preghiera che la stava facendo rinascere dal buio in cui era caduta.

   Viaggiò accanto a Noè sull’Arca, si trovò vicino a Davide, condividendo le sue vittorie, le sue disperazioni, e sperimentando il grande perdono di Dio. Fu al fianco di Geremia provando conforto nel fatto che anche lui, in alcuni tratti della sua vita aveva desiderato non essere nato come lei. Disse in un passo di Geremia: “Perché sono uscito dal grembo materno per vedere tormento e dolore, per finire i miei giorni nella vergogna?”

   E poi poté trarre forza dalla costanza di Giobbe. Aveva perso tutto, come lei aveva perso Sunny. Quell’uomo di Dio passò dallo sconforto, al dolore, alla paura, alla rabbia, ma il sentimento per Dio era così radicato da fargli continuare ad avere fede nel Suo amore. “Abbiamo accettato il bene dalla mano di Dio, e rifiuteremmo di accettare il male?” lesse lei con avidità nel libro di Giobbe. Ecco qual era il segreto: essere consapevoli che qualunque cosa accada, il disegno finale è sempre volto al bene, arrendersi al fatto che la visuale e lo scopo di Dio sono sopra tutto, e Giobbe lo sapeva. Qualcuno aveva fatto entrare il male in questo mondo, “Ma non c’è male che Lui non possa trasformare in bene”, pensò lei sorridendo.

   Ora aveva scoperto lo scopo nella vita: scegliere il bene, scegliere Dio, amare gli altri e correre la corsa in questo mondo per arrivare a Lui.

   Perdonò suo padre, scoprendo di provare un gran bene per lui, e chiese perdono a chi aveva ferito. Vide la speranza, laddove prima vedeva solo desolazione. E decise di dedicare la vita a Dio perché ora Lo amava, il suo cuore pulsava per Lui perché Lo aveva conosciuto.

   Nelle sue lunghe cavalcate in sella alla vita, la parola d’ordine divenne: Gioia. Gioia che si sforzò, con il Suo aiuto, di trasmettere a chiunque incontrasse, pregando che ogni uomo potesse vedere Dio come l’aveva visto lei e potesse quindi trasmetterlo a sua volta ad altre persone. Formando quella catena che mondo luminoso ci sarebbe stato! Tutti dovevano sapere che non erano soli, che con Lui al proprio fianco si poteva fare lo sgambetto alle sofferenze più profonde, e che amare Dio era il dono più prezioso che si potesse avere.

   Lo pensava ancora quando i suoi riccioli, un tempo dorati, riflettevano una luce argentata, distesi lì, su quel cuscino. Guardando indietro congiungeva i puntini del suo passato inizialmente travagliato, constatando la Grandezza di Dio. Tutto aveva un senso. Ringraziò per quella consapevolezza che era entrata a far parte di lei ormai da molti anni. Non aveva più paura, non aveva più quel male che dalla tenera età si era impossessato del suo essere. “Se Dio è con me, chi sarà contro di me?” meditò, mentre chiudeva gli occhi arrendendosi all’ultimo alito che quel corpo diventato vecchio, poteva concederle.

   “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me anche se muore vivrà; e chiunque vive e crede in me, non morirà mai. Credi tu questo?”

   ‹‹Sì ci credo!›› esclamò spalancando gli occhi in direzione di quel dolce sussurro. ‹‹Lo sapevo! Lo sapevo!›› aveva la certezza che in Lui la morte non esisteva: la morte era stata vinta, era solo apparente. “Si passa da vita a Vita”, soleva ripetere ed ora lo stava sperimentando.

   Da quant’è che camminava? Il tempo pareva non scalfire il cielo che stava ammirando. Aumentò l’andatura sentendosi sempre più leggera. Ad ogni passo il vestitino blu sembrava starle più largo e non si accorse nemmeno quando gli scivolò di dosso, ma di una cosa si accorse.

   L’angelo che aveva usato Dio per risvegliarla era lì, a pochi passi da lei. Ricordò la sensazione che aveva avuto leggendo tra le pagine della Bibbia, la storia dell’Asina di Baalam e di come Dio poteva servirsi di ogni creatura per aprire gli occhi agli uomini.

   Quella notte, di una vita fa, sul sedile posteriore della vecchia Golf, non c’erano dei riccioli simili ai suoi a penzolare, ma una zampa tornita, ricoperta di candidi peli corti. Gli altri avrebbero visto in lui solo un cane, lei, lei aveva scorto in lui una parte di sé, aveva sentito per lui un sentimento paragonabile a quello di una madre, perché non è il vocabolo a stabilire il legame, bensì il cuore e l’anima.

   Lo aveva portato dentro di sé in ogni battito, da quando lo aveva perso, e ora emozionati poterono fluttuare l’uno verso l’altro congiungendosi in un unico spirito. Si divertirono a sfidarsi nelle corse, lei in un corpo tornato bambino che non provava vergogna per la propria nudità, e lui in quello di un bulldog inglese, sebbene la loro essenza fosse ben altro, comunque per sperimentare ci sarebbe stato tempo…

   L’una accanto all’altro si incamminarono attirati dai colori sgargianti che avevano di fronte. Un’enorme campo di girasoli li stava attendendo, però aspettate un attimo; era solo apparenza, non erano girasoli! Erano bambini e bambine con soffici capelli somiglianti a petali splendenti gioia. Danzavano, giocavano e cantavano mossi dal vento. Che spettacolo! E quella bambina dai boccoli d’oro, poté finalmente ammirare ciò che fin dall’infanzia terrena aveva percepito come una forte Presenza, l’amore più grande della sua vita, Colui che non l’ha mai abbandonata: Dio, il Signore della Luce, che può abbagliare chiunque e in qualunque momento.L’importante è non mettersi gli occhiali da sole e non voltarsi.

   Ora erano davvero a Casa. Ora erano con la Fonte della Vita: liberi di sconfinare con ogni senso e ogni fantasia nel Campo dell’ETERNITÀ.

campo di girasoli