di Giuseppe Guarino

La penna incantata

Ho scritto per le mie stupende nipoti, anni fa,  per il Natale 2010

Due ragazze
Un inaspettato regalo di Natale
Un’avventura fantastica

1
Giorgia era stanchissima. Quella era stata la vigilia di Natale più lunga che ricordasse. E ora finalmente era nel suo lettuccio al caldo. Ma c’era una piccola disturbatrice che le impediva di dormire: Giulia. Non si sa dove riuscisse a prendere tutte quelle energie, ma ce le aveva. E parlava mentre saltellava sul letto in ginocchio.
Giorgia s’era girata dall’altra parte, cercando di non sentirla. Ma proprio non poteva. La voce di Giulia girava attorno per tutta la stanza, s’insinuava nel piccolo spiraglio delle coperte, passava sotto il cuscino che Giorgia aveva messo sulla testa e trovava le sue orecchie, forte e decisa come se non avesse ostacoli.
– Che c’è ? – chiese Giorgia togliendosi le coperte e il cuscino di dosso, fronteggiando la sorella.
– Niente. Solo che è strano. Tu hai avuto un regalo più di me. Ma chi te l’avrà fatto? Tu che ne dici? Tu sai chi può essere stato?….
Giulia era inarrestabile. Le domande erano tante, una dietro l’altra ed erano così veloci che non davano nemmeno il tempo di rispondere.
A dire il vero quel regalo in più sotto l’albero per Giorgia era alquanto strano ed aveva lasciato un po’ sbigottiti tutti. Il bigliettino di auguri diceva: “Questa è per Giorgia. Auguri di Buon Natale. Babbo Natale.” Non era dei genitori, né dei nonni o degli zii. Un piccolo mistero. Giulia s’era messa a gridare per la stanza, chiedendo a tutti di era quel regalo che turbava così l’equilibrio dei regali natalizi a favore di sua sorella. Voleva sapere chi era stato per fargli capire che adesso doveva fare un regalo anche a lei. Alla fine se l’era presa con Babbo Natale e s’era riproposta di spaccargli la faccia se l’indomani non trovava anche lei un altro dono sotto l’albero.
Il regalo era una penna. Una penna bellissima. Di colore rosa, con brillantini azzurri dappertutto. Davvero particolare. Non si sapeva chi aveva fatto quel regalo, ma di sicuro era un regalo azzeccato per Giorgia.
– Io non lo so chi mi ha fatto quel regalo. – disse Giorgia calma come sempre.
– Io non ci credo che tu non lo sai. Non me lo vuoi dire apposta.
Adesso Giulia era nella sua fase peggiore: quando cominciava a fare l’offesa. Stava lì, con le braccia conserte, seduta sul suo letto e guardava Giorgia con un broncio grande quanto il sonno di Giorgia.
– Io non ti parlo più! – aggiunse.
– Giulia ti prometto che appena sappiamo chi ha fatto questo regalo, gli dico che deve farti un regalo altrettanto bello! Prometto. Ma ora ti prego…. Fammi dormire!!!
Giulia saltò sul letto di Giorgia sorridente. Diede un bacio alla sorella.
– Ok. Grazie sorellina. Ti voglio bene.
Giorgia rimboccò le coperte dopo il passaggio devastante della sorella e provò finalmente a dormire. Prima di addormentarsi sentì un’ultima volta la voce della sorella che diceva: – E se non vuole fare un regalo anche a me?

2
Giorgia aprì gli occhi si rese conto che era ancora notte, eppure una luce rosa illuminava la stanza. Si schiarì gli occhi e si sporse un po’ per vedere che ora fosse. La sveglia segnava le tre. Si alzò un po’ guardandosi intorno e vide che la luce veniva proprio da quella penna che stava sulla scrivania. La meraviglia era superata soltanto dalla curiosità. Vide che Giulia dormiva profondamente e non si stava accorgendo di nulla. Sorrise guardando il volto sereno della sorella pensando: è l’unico momento quando posso vederla calma e in silenzio. Si alzò, dirigendosi con cautela, lentamente, verso la scrivania e la fonte di quella luce. I brillantini della penna sembravano tanti piccoli fari, dai quali irradiava quella luce soffice. Ebbe paura a toccare la penna e rimaneva a guardarla, mentre si sedette sulla sedia della scrivania.
D’un tratto i brillantini si staccarono dalla penna. Andarono a formare un cerchio al centro della stanza, a mezz’aria, e, roteando, continuavano ad emanare quella luce.
Giorgia era paralizzata dalla sorpresa e guardò immobile la scena per qualche minuto. Poi la sua attenzione tornò alla penna, che adesso stava dritta e la sua punta, come se fosse pronta per scrivere, si era posizionata in alto a sinistra di un foglio bianco, il primo di un taccuino comparso dal nulla per completare l’assurdità di quegli eventi.
Era un invito chiarissimo a scrivere qualcosa.
E, chissà per quale euforia che si era impossessata della ragazza, prese la penna e cominciò a scrivere la prima cosa che le venne in mente.
“Il cielo azzurro di giugno era illuminato da un sole caldo…”
I brillantini sospesi a mezz’aria cominciarono a girare vorticosamente, fino a divenire invisibili. Da loro partirono tanti raggi di luce che come una pioggia di luce andarono a cambiare l’ambiente che circondava Giorgia e sua sorella. Al posto delle pareti e del soffitto della loro cameretta c’era adesso un cielo azzurro, illuminato da un sole caldo e piacevole… Proprio come Giorgia aveva scritto.
La sorpresa della ragazza, si tramutò in altre parole che si affrettò a scrivere sul foglio.
“il mare era calmo e le onde emettevano un dolce rumore posandosi piano sulla riva della spiaggia…”
Il mare comparve davanti a lei. La scrivania, i letti, le librerie della loro stanza, tutto, si trovava adesso su una spiaggia, ma per fortuna le onde non arrivavano a bagnarle. Si accorse di avere sabbia sotto i piedi e sentì il sole caldo. Tolse le scarpe ed i calzini: era sabbia. Molto bella, come polvere d’oro, piacevolmente tiepida.

3
Giulia si svegliò e cominciò a gridare di paura:
– Giorgia! Giorgia!
La sorella corse sulla sabbia verso di lei, portando con sé il taccuino e la penna. Le spiegò subito cosa era accaduto.
La paura di Giulia divenne subito euforia. Saltò giù dal letto e cominciò a saltare sulla sabbia e correre fino al mare schizzando l’acqua dappertutto con i piedi.
– Giulia attenta, non sappiamo cosa sta succedendo!
Ma come spesso succedeva, Giulia non prestava ascolto e correva ridendo, pestando e scalciando le onde che si infrangevano sulla riva.
Giorgia rifletteva su quello che stava accadendo. Arrivò alla conclusione: sto dormendo. Sto solo facendo un bel sogno.
– Giulia. – chiamò decisamente Giorgia.
Ma la sorella non si fermò. Dovette chiamarla più volte. Alla fine, col fiatone, più forse che per la stanchezza che per altro si avvicinò chiedendo alla sorella, con la sua solita grazia: – Che vuoi?
– Secondo me, sto sognando.
– Ah si? E io? Stiamo facendo lo stesso sogno? Io non sono un sogno. Forse tu sei un sogno mio.
– Dammi un pizzicotto. Dicono che se stai sognando, con un pizzicotto ti svegli.
Giulia fu entusiasta dell’invito della sorella. Ci mise tanto impegno e diede un pizzicotto a Giorgia, così forte da farle diventare la guancia tutta rossa.
– Ahiiiiiiiiiiii.
– Me l’hai detto tu!!!
– Si, ma tu l’hai fatto forte apposta!
– E sennò come ti svegli se stai dormendo!
– Comunque non mi sono svegliata. Quindi non sto dormendo.
Poi un altro pensiero folle passo per la testa a Giorgia – o forse era soltanto il desiderio di prendersi una piccola vendetta.
– E se sei tu a sognare, Giulia?
– Ah, io non ho problemi. Mi piace questo sogno e non mi voglio svegliare.
– Invece no. Vieni qui, provo io a darti un pizzicotto per svegliarti.
– No! – fece decisa Giulia e cominciò a scappare.
Giorgia prese a correrle dietro per tutta la spiaggia, senza riuscire a prenderla. Giulia rideva e scappava divertita. Fino a che inciampò e Giorgia riuscì a salirle addosso e darle quel benedetto pizzicotto. Non fu così deciso come il pizzicotto di Giulia, ma si fece sentire.
Ma non accadde nulla.
– Ti rendi conto Giulia? Non stiamo sognando né io né te.
– Vuol dire che sta sognando qualcun altro?
Queste affermazioni folli erano tipiche di Giulia e pronunciate con una rumorosa risata.
– No, significa che non siamo in un sogno, che sta succedendo davvero.
– Meglio.
– Ma non ti fa paura?
– E’ bello qui. Posso tornare a giocare con l’acqua?
– Ascoltami. Voglio dirti quello che penso io.
– Non me lo puoi dire dopo che mi sono divertita a giocare con l’acqua?
Giulia capì che Giorgia era piuttosto seria e si calmò.
– Dimmi cosa pensi. – Disse Giulia con tono rassegnato.
– Aspetta. Vado a prendere la penna e la carta.
Giulia rimase immobile. Giorgia percosse velocemente la breve distanza fra dove si trovavano e il posto dove stavano i mobili della loro stanzetta. Tornò con in mano la penna e il taccuino.
– Sai cosa penso? Penso che quello che scrivo con questa penna succede davvero!
– Tu sei scema! – esclamò Giulia e cominciò a ridere forte come fa solo lei.
– Tu dimmi cosa vuoi vedere, io lo scrivo e vediamo se compare.
Giulia assunse un aspetto pensieroso. Con la mano destra teneva il gomito del braccio sinistro, portando l’altra mano al mento, in atteggiamento riflessivo.
– Voglio l’acquascivolo tutto per me qui sulla spiaggia…
– Ma non avresti una cosa più intelligente da chiedere?
– Io voglio un acquascivolo. Se è vero che compare quello che scrive, è questo che voglio.
Esitante, Giorgia impugnò la penna e tenendo il taccuino sulle ginocchia cominciò a scrivere.
“Un enorme acquascivolo comparve sulla riva della spiaggia, poco lontano da dove si trovavano Giorgia e Giulia…”
Detto, fatto!
Ora scrivi, gridò Giulia saltellando intorno a Giorgia:
– Giulia indossava un bel costume rosso, due pezzi. Dai , scrivi!!!
La voce di Giulia era forte e squillante, come il carattere di lei. La sua personalità era ancora quella di una bambina di nove anni, ma era decisa come quella di un adulto. Tutto l’opposto era Giorgia, che era invece semplice e riservata. La voce di Giulia tuonava su quelle di chi le stava intorno. Giorgia invece riusciva a catturare l’attenzione per la saggezza delle sue parole, anche se queste non uscivano ad un volume altrettanto fragoroso come quelle della sorella.
Anche fisicamente erano diverse. L’aspetto di Giorgia rispecchiava la sua personalità. Era magra ed alta con i capelli biondi e ricci, e la sua naturale tranquillità ed avvedutezza stavano piuttosto strette nei suoi quattordici anni appena compiuti. Giulia, invece, era magra e scura. La sua posa preferita ricordava la sfrontatezza del Peter Pan di tante raffigurazioni e la sua risata era forte come il grido da guerra di lui.
Giulia corse immediatamente a scivolare nell’acqua con rumorose risate. Da parte sua, Giorgia non riusciva ad essere così spensierata e adesso sedeva sulla spiaggia, rivolta verso il mare a riflettere sull’assurda circostanza. Teneva il taccuino in una mano, la sinistra, la penna nell’altra. Aveva un grande impeto di scrivere qualcos’altro; ma c’era anche una certa paura. Il pensiero che più la preoccupava era: “possiamo tornare indietro?”
Era bello vivere un’avventura come quella. Ma cosa stava accadendo nel mondo reale? Erano lì da circa un’ora adesso, ad occhio e croce, ma quanto tempo era trascorso nel mondo reale? A momenti si confortava, rassicurandosi. Altri momenti immaginava i suoi genitori ed amici vecchi a chiedersi dove fossero: E se un’ora in questo mondo fosse un anno sulla terra? Il pensiero più immediato fu: se così fosse, ho perso un anno di scuola.
E Giulia si divertiva. Saliva su quell’acquascivolo e si buttava senza la minima paura e nemmeno un po’ di stanchezza.
Giorgia pensò che bisognava fare qualcosa per indurre la sorella a smettere di giocare e di fare tanto baccano.
Scrisse sul taccuino: “comparve una nuvola sul cielo e dei tuoni si fecero sentire”.
Sapeva che Giulia aveva paura dei tuoni. E così fu che al rumore del primo tuono, Giulia corse verso la sorella gridando di paura. Abbracciò la sorella forte, tremante. Poi dovette riflettere e comprese.
– Sei stata tu. Hai fatto tu il tuono. Dammi quel taccuino, voglio scrivere anche io.
– No. – Disse Giorgia decisa, stringendo a sé i fogli.
– Si, invece.
– No. – ribadì Giorgia.
Senza molto preavviso Giulia si avventò contro Giorgia, che colta di sorpresa non riuscì ad impedirle di prendere il taccuino.
– Dammi la penna.
– No.
Giulia le strappò di mano anche quella. Anche perché seppure esitante, c’era un dubbio che Giorgia voleva togliersi.
Felice della sua conquista, Giulia teneva in mano penna e taccuino e rifletteva a voce alta su cosa scrivere.
– Cosa voglio? – si chiedeva. – Cosa voglio? – alzando gli occhi al cielo.
Poi ad un certo punto gridò cominciando a saltare:
– Lo so. Lo so.
E cominciò a scrivere.
Subito apparve contrariata.
– Non scrive. – Disse in tono vistosamente deluso.
– Non scrive. – Confermò in direzione della sorella dopo avere provato diverse volte.
I dubbi di Giorgia erano confermati.
– Io credo che funzioni solo con me. Il regalo era mio ricordi?
– NO !!! – Gridò indispettita Giulia e continuò a provare, stringendo forte la penna e pressandola contro il foglio.
Giorgia fu allora vistosamente preoccupata.
– Attenta! Ma ti rendi conto che quella penna potrebbe essere l’unica possibilità che abbiamo di tornare a casa!!!
Giulia si fermò di colpo. Era una ragazzina vivace e rumorosa, ma anche intelligente. E si era resa conto subito che quello che diceva la sorella era vero. Senza esitazione, con in volto un’espressione seria, passò con delicatezza penna e fogli alla sorella.
– La fai scomparire quella nuvola e li fai smettere i tuoni per favore? – Disse.
Giorgia l’accontentò e lei poté tornare di corsa, ridendo rumorosamente, a tuffarsi nell’acqua.

4
Giulia non si fermava. Continuava a giocare, a buttarsi in acqua e risalire sull’acquascivolo. Quindi Giorgia comprese che aspettare che si stancasse fosse inutile. Forse in quel posto non ci si stancava. Ed aveva senso: anche lei infatti si era addormentata non molto tempo prima, eppure non avvertiva il minimo senso di stanchezza. Bisognava fare qualcosa.
Giorgia prese il taccuino e vi scrisse: “Giulia cominciò a sentirsi molto stanca e ad avere nostalgia di casa.”
Due minuti dopo vide la sorella che camminava verso di lei lentamente, lingua e braccia a penzoloni, lamentandosi.
– Sono stanca!!! Voglio tornare a casa!!!
Giorgia Sorrise. “Un taccuino come quello doveva tenerlo sempre a portata di mano quando aveva sua sorella intorno”, pensò.
– Giulia, che ne pensi proviamo a tornare a casa? – Chiese.
– Perché dici così?
– Perché ho paura di quello che può succedere… E se non torniamo a casa? Se lo scrivo e non succede? E se vado via io e rimani tu?
Nel suo bisogno di esternare le proprie paure Giorgia non aveva tenuto conto dell’età di Giulia che cominciò a piangere forte.
– Io voglio tornare a casa. Mi manca la mia casa. – Gridò Giulia.
Giorgia cercò allora di tranquillizzare la sorella.
– Scherzavo. Ma si che potremo tornare a casa. Io dicevo tanto per dire. Appena lo scrivo secondo me ci ritroveremo nei nostri lettini, in camera nostra.
– Macché … – disse Giulia. – Guarda il mio letto e l’armadio, tutto sporco di sabbia. Io non pulisco niente. Glielo dico alla mamma che è tutta colpa tua.
– E io ti lascio qui allora… – Fu la prima cosa che le venne in mente di dire.
– Noooooo… ti prego sorellina…. Ti prego…
Giulia piangeva forte.
– Scherzavo. Non ti lascerei mai. Lo sai che ti voglio bene. Rompi sempre ma sei la mia sorellina.
Giulia saltò verso Giorgia abbracciandola forte.
Come spesso accadeva, le lacrime di Giulia si fermarono di colpo.
– Senti, ma se siamo sicure che possiamo tornare a casa… che ne dici di un ultimo desiderio? C’è una cosa che mi piacerebbe fare.
– E’ tardi.
– Che significa: è tardi? – Sbuffò. – E se poi non possiamo tornare più? Se la penna e i fogli spariscono appena torniamo a casa? Io voglio un ultimo desiderio!
Giorgia si rese conto che aveva trascorso tutto il tempo in quella spiaggia a soddisfare le richieste di Giulia ed a preoccuparsi sul cosa fare mentre quella si divertiva. Accettava la cosa come aveva sempre fatto, pensando che era inevitabile che questo succedesse, visto che lei era la sorella maggiore. E poi pensava anche che invece lei era sempre stata grande, anche quand’era piccola e che capricciosa così non lo era stata mai.
– Sei capricciosa. – Disse.
– E tu cattiva. Perché non mi vuoi fare contenta.
Giulia faceva pressione sull’amore che sapeva che Giorgia provava per lei. E riusciva sempre ad ottenere quello che voleva, era parte del suo carattere.
– Ok. Dimmi cosa vuoi.
Il sorriso comparve di colpo sul viso di Giulia che cominciò a saltare, muovendo le braccia e le gambe, mentre diceva a Giorgia:
– Voglio un cavallo bianco e voglio fare una corsa sulla spiaggia.
– Ma tu non sai andare a cavallo.
– Ma che ci vuole. Scrivi sul foglio che so farlo e scrivi che il cavallo è contento di portarmi in giro.
– E allora voglio farlo anche io.
– A me che me ne frega, basta che mi fai contenta.
Giorgia scrisse sul foglio: “comparvero due cavalli bianchi, bellissimi, che furono felici di portare Giorgia e Giulia in giro per la spiaggia.”
Poi pensò anche che era importante non perdere penna e fogli: “Comparve un astuccio con una tracolla, dove Giorgia poté riporre al sicuro penna e taccuino.”
E così accadde. I cavalli erano bellissimi. Arrivarono vicini alle ragazze e con l’eleganza tipica di quegli animali, si piegarono entrambi come in un inchino, per permettere a Giorgia e Giulia di salire.
Giorgia ripose il taccuino e la penna all’interno dell’astuccio, con la massima cura. Si ripropose decisamente di avere acconsentito all’ultimo desiderio della sorella. Per le prossime richieste sarebbe stata inamovibile.

5
La cosa più strana di quel luogo era che il sole se ne stava fermo nel cielo dove era…non avrebbe saputo dire ormai da quanto tempo.
Giorgia guardò inutilmente la sveglia sul suo comodino in cerca di conferme, ma le lancette erano ferme esattamente alla stessa ora di quando tutto era cominciato. La portò all’orecchio per sentire se vi fosse il caratteristico ticchettio, senza alcun risultato. Giunse alla conclusione che lì il tempo semplicemente non trascorreva. Una bella cosa, se non fosse che si trovassero sole, lontano da tutto e da tutti.
Pensò anche: “perché non portare qui tutti gli altri?”
Visto che era così bello, sarebbe piaciuto a tutti. Poi pensò, però, che tutta la gente l’avrebbe soffocata chiedendole di scrivere questa o quella cosa perché si avverasse. E così la sua vita sarebbe stata solo un’eterna tortura, trascorsa a trascrivere i desideri degli altri senza avere tempo per se stessa.
Crebbe in Giorgia la convinzione che la cosa più sensata da fare fosse provare a tornare a casa. Se tutto fosse andato bene, tornando esattamente com’era prima di quell’incredibile viaggio, e la penna e il taccuino fossero rimasti, avrebbe potuto riflettere con calma su cosa avrebbe potuto farne in futuro.
Rinunciò all’idea di richiamare Giulia. Le costò molto meno fatica scrivere: “finalmente Giulia chiede alla sorella di tornare a casa subito.”
E così accadde due minuti dopo. Giulia era lì accanto a lei, quando cominciò a scrivere quelle importantissime parole: “Ad un certo punto, tutto tornò com’era prima di quello straordinario viaggio. Ogni cosa al suo posto, proprio com’era prima. La penna e il taccuino rimasero sulla scrivania in attesa di quello che avrebbe scritto Giorgia in futuro.”
Le ragazze stettero in silenzio assoluto. Giulia abbracciava Giorgia. Il cuore di quest’ultima batteva forte. Era il momento della verità. Nella loro vita non vi erano stati attimi tanto lunghi quanto quelli che stavano vivendo adesso. Sembravano durare un’eternità. “Quanti tempo è passato?”, pensò Giorgia un po’ dopo. Ma nulla era accaduto. Nulla accadeva.
– Giorgia perché non succede nulla?
– Non lo so. – Dovette ammettere.
– Perché non lo sai? Mi hai portata tu qui! E’ tutta colpa tua. Ora non rivedrò più la mia mamma, il mio papà e Flavia. E’ tutta colpa tua.
– Certo, mi hai tormentato tutto il tempo per fare tutto quello che volevi tu e ora, unico ringraziamento, è colpa mia se non torniamo a casa e tutto non torna come prima!
– Tutto non torna come prima!!!” – Esclamò Giorgia saltando in piedi. –Certo… tutto deve tornare come prima!!!
Seguì una interminabile pausa di silenzio.
– Questa è diventata scema. – Disse Giulia nel tono che assumeva sempre quando tirava fuori affermazioni di questo genere.
– Vieni con me Giulia. Tutto deve essere come prima.
Giulia seguì Giorgia senza avere idea di quello che la sorella stesse per fare.
– Giulia tu torna a letto. Devi stare lì, come quando è cominciato tutto.
Per la prima volta forse dalla sua nascita, Giulia fece quello che le veniva detto da Giorgia senza avere nulla da ridire
Giorgia posò la penna e taccuino sulla scrivania. Rimase in silenzio, immobile, trattenendo il respiro, pregando che la sua supposizione fosse esatta.
E, finalmente, qualcosa accadde.
Sotto gli occhi sgranati di Giulia, che non aveva assistito alla scena prima, ricomparve il cerchio di brillantini, sospeso a mezz’aria, che roteava. Stavolta la luce, anziché emanare da esso, sembrava ritornare al cerchio, era come osservare una fontana dove l’acqua si muovesse al contrario. Scomparve il sole, il cielo, la sabbia, ogni cosa sembrò essere risucchiata da quel cerchio. Giorgia notò che i brillantini giravano al contrario rispetto a quando era cominciata la loro avventura.
In pochi attimi, tutto tornò al suo posto e di quel luogo fantastico non rimase più nessuna traccia.
Giulia era ancora terrorizzata, sotto le coperte, e sporgeva soltanto gli occhi per guardare la scena.
Giorgia volle una rapida conferma e presa in mano la sveglia, vide che ticchettava di nuovo e che la lancetta dei secondi si muoveva lentamente, ma costantemente.
Non avrebbe mai pensato che una cosa così semplice potesse darle tanta gioia.
Scampato il pericolo, volse lo sguardo verso la penna e il taccuino. La penna aveva di nuovo i brillantini ed era lì, accanto ai fogli, come se nulla fosse accaduto.
Giorgia ritenne che la cosa più intelligente da fare fosse tornare sotto le coperte.
– Cosa è successo sorellina? Siamo tornate a casa vero? Tutto è come prima vero?
– Si. Stai calma. E’ andato tutto bene. – Confermò Giorgia.
– Che bello!!! – Disse Giulia saltando fuori dal letto. – Quando ripartiamo per un’altra avventura?
– Per ora fammi dormire. Fammi svegliare domattina e chissà se ricorderemo quello che è successo. Poi si vedrà.
Giulia non disse più nulla. Dopo qualche attimo si sentì il suo respiro che tradiva il sonno profondo.
Giorgia era incredula. Provava a non pensare a quello che era successo, ma, nel buio della stanza, i suoi occhi rimanevano spalancati e la sua mente correva da sola dietro alle mille incredibili possibilità, alle mille avventure che le riservava il futuro.

L’INIZIO