di Meir El Saiegh

Racconti bengasini (4)

LA TRAGEDIA DI GUIDO NAIM

 

Personaggi e fatti di questo racconto sono puramente immaginari.

Dopo essersi rinchiuso nella sua stanzetta, per tutta la serata, Guido Naim, aveva strimpellato il suo malandato ud che il padre gli aveva comprato due anni prima da un rigattiere del shuk El Haddada, in occasione del suo Bar mitzva`.
Era il suo passatempo preferito.
Verso mezzanotte, stanco, era andato a coricarsi. I suoi genitori dormivano da un pezzo.
Un ora dopo, alle una dopo mezzanotte del 17 Settembre 1940, tre bombardieri dell`aviazione militare inglese iniziarono a bombardare il porto di Bengasi.
Sebbene l`obiettivo fosse il porto, sfortunatamente alcune bombe caddero anche nelle zone adiacenti, fra cui una vicino all`abitazione della famiglia Naim, causando il crollo di un muro che seppelli` i genitori.
Guido, siccome dormiva in un altra stanza, ne usci` incolume.

Con l`esiguo aiuto della Comunita` ebraica di Bengasi, tenne duro fino alla fine della guerra. Poi inizio` a lavorare come magazziniere nella ditta di Isacco Nahum.

Fin da ragazzo nutriva una grande passione per la musica araba egiziana.
Si lasciava trascinare dalla magia di quelle note musicali che percepiva nella Bengasi di quei tempi.
Ventenne, inizio` a studiare da un maestro di musica egiziano che viveva a Bengasi. Dallo stesso maestro, aveva imparato anche a suonare il ud, lo strumento principale della musica classica araba, quella specie di chitarra che e` l`antenato del liuto moderno.
Con il passare degli anni inizio` ad esibirsi nelle festicciole di “Hinna”, matrimonio, e altri lieti eventi.
Con lui, di solito si esibivano altri quattro musicisti: uno suonava il violino, il secondo il kanun, che e` una cetra a cassa trapezoidale con settantadue corde, il terzo la darbuka, quel tamburo a forma di calice, e il quarto il nay, quel flauto fatto di canna, lo strumento della musica orientale legato alla poesia mistica.
Aveva una voce suadente e carezzevole, e sapeva inoltre imitare bene la voce del grande cantante Farid El Atrash, e quando spesso, improvvisava un “mawwal”, scandito con le note melanconiche del nay, mandava in visibilio il pubblico.
Era molto popolare e richiesto anche fra gli arabi di Bengasi, che lo ingaggiavano spesso per esibirsi nelle loro feste.
Di solito, e piu` frequentemente nelle feste degli arabi, si univa alla piccola orchestra anche Nadia Ramzi, una bellissima e sensuale danzatrice del ventre, che si mormorava avesse una relazione con lui.
Quando danzava con i piedi scalzi e liberi sulla terra, le braccia innalzate lievemente in alto verso il cielo, il corpo sinuoso e armonioso come un corso d`acqua, sembrava ora una fugace gazzella, ora un ammaliante serpente.
I contorcimenti ondulatori del suo bacino commisti con la sua prepotente bellezza, oltre a risvegliare istinti primordiali, rappresentavano la massima espressione della sensualita` femminile, e mettevano in risalto il suo essere Donna.

Il sogno praticamente irrealizzabile di Guido Naim, era di elevarsi dallo stato di “mughanni” cioe` da un semplice cantante che esegue con la voce una melodia, allo stato di “mutrib”, come Farid, che oltre ad essere un compositore musicale, era un virtuoso suonatore del ud, ed era in grado attraverso una sviluppata tecnica interpretativa e una grande sensibilita` artistica, di modulare la voce su di un tasto poetico che incanta e rapisce l`ascoltatore, di generare una emozione di piacere o di dolore, e di mandare in estasi il pubblico.
E` cio` che potremmo chiamare l`incanto della parola cantata, ossia la sublimazione del canto.

Con il passar del tempo, oltre che alle feste, Guido inizio` ad esibirsi saltuariamente anche nei teatri, e divenne abbastanza famoso. Guadagnava bene, e avendo racimolato una discreta somma di denaro, decise di vendere la catapecchia dei suoi genitori, e trasferirsi in un appartamentino vicino alla sinagoga El Bramli.

Ma purtroppo dopo qualche anno, oltre alla passione per la musica, era subentrata in lui un altra passione: quella dell`alcool.
Aveva iniziato a bere due o tre bicchierini di araki prima delle sue esibizioni, per rilassarsi.
Poi aveva scoperto che l`alcool aveva una proprieta` disinibitoria ed euforizzante che lo faceva entrare in uno stato di ebbrezza, procurandogli un senso di sicurezza che gli agevolava il canto.
Con il tempo questi bicchierini si moltiplicarono, e poi, si moltiplicarono ancora.
All`eta` di trentatre anni Guido Naim era un alcolizzato.
E siccome succedeva molte volte che dal troppo alcool si sentiva male e non si presentava alle esibizioni, smisero d`ingaggiarlo, i soldi iniziarono a scarseggiare, e con il passare del tempo, dopo aver scialacquato tutti i suoi risparmi, Guido vende` anche gran parte dei suoi mobili per fronteggiare alle spese, e si rassegno` a vivere in poverta`.

Quando ero ragazzo, nella meta` degli anni cinquanta, andavo spesso a trovarlo. Andavo a trovarlo perche` anch`io avevo una grande passione per la musica di Farid El Atrash, e Guido mi deliziava cantando le sue canzoni che tanto amavo, accompagnandole con il ud.
Per ore rimanevo ad ascoltarlo, incantato dal suono del ud, cantando con lui, chiacchierando, ridendo, dimentico della squallida stanza e della spettrale poverta` che vi imperava.
Provavo molto dispiacere e compassione per il suo stato, ma nutrivo per lui una viva simpatia e una grande ammirazione per il suo talento.

Un giorno notai che stava male ed era molto depresso, e per la prima volta da quando lo conoscevo, gli chiesi perche` non la smetteva di bere.
Guido, colto di sorpresa dalla mia domanda, mi sbircio` in tralice, poi fece una risatina amara e disse: ” la cura eh? E` una bella proposta, se non altro per la sua originalita`. Credi che non abbia gia` tentato ? Mi sono rivolto al Dottor Leventakis, e anche a quello nuovo, il Dottor Nahum. Sono stato rinchiuso nella clinica del Dottor Prosdocimo per due mesi, ho tentato ogni mezzo, ma e` inutile Maier, il vizio si e` impadronito di me, si identifica con me. Sono marcio di insana passione per l`alcool” e fissandoni con uno sguardo spiritato, alzando la voce continuo`: “Marcio hai capito? marcio! sono un alcolizzato, un abituale incallito alcolizzato. Non appena usciro` da questa stanza andro` a comprarmi una bottiglia di araki, e mi faranno credito finche` non avro` guadagnato qualche soldo. Poi ricomincero` da capo. Bere, bere, bere! con un po` di fortuna resistero` altre sei mesi prima che mi senta veramente male, e allora saro` costretto a starmene a letto per un mese. E` il mio modo di curarmi con il riposo, mi rimetto in sesto per altri sei mesi di ubriacature.”

Ero molto turbato dal suo sfogo, a cui segui`un lungo pesante silenzio, poi dissi: “Mi spiace Guido, se e` cosi` che stanno le cose, allora, presumo che non vi sia altro da dire o da fare.”
Mi congedai da lui con gli occhi lucidi di commozione.

Passo` del tempo e venne la primavera.
Soffiava una ruvida brezza, il cielo era di un raro vivido azzurro, il sole splendeva caldo, e la giornata era splendida.
Guido, che aveva appena comprato una bottiglia di araki, stava rientrando a casa con la bottiglia sotto il braccio, quando senti`qualcuno dietro a lui che lo chiamava. Era la signora Giuili vestita a festa.
“Mi passate accanto senza vedermi signor Naim?” disse, e con tono orgoglioso continuo` ” e proprio oggi che sono in compagnia di mia figlia Perla appena tornata a casa dal collegio italiano.”
“Mi dispiace signora Giuili” disse Guido con la voce impastata, facendo scomparire in fretta la bottiglia sotto la logora giacca.
La luce gli feriva gli occhi. Si sentiva malissimo, e moriva dalla voglia di bere.
Rammento` vagamente di aver sentito parlare della figlia di Shimon Giuili, dell`unica sua figlia, educata in un collegio italiano.
Si volto` a guardarla e la fisso` a lungo, aguzzando gli occhi.
Era attonito dinanzi a un simile miracolo di bellezza., e gioi`del limpido splendore del suo viso. Aveva i capelli lunghi e bruni come gli occhi, bellissime labbra inclini al sorriso. Denotava una personalita` austera, con un forte senso del dovere.
Guido, invaso da un orribile senso di abiezione, si volto`. “Bella mattinata per passeggiare” mormoro`, “fresca con un sole meraviglioso. Mi dispiace Signora Giuili, ma devo andare ad un appuntamento.”
Arrivato a casa, con mano tremante sturo` la bottiglia di araki e comincio` a bere a garganella.

L`indomani usci` alla stessa ora, attraverso` piazza Municipio, si diresse verso via Omar El Muchtar dove il padre di Perla aveva un grandissimo negozio di abbigliamento, e si mise in attesa, sperando di vederla.
Di li` a un ora Perla e la madre apparirono.
Ella lo scorse, gli rivolse un sorriso di riconoscimento, e subito entro` con la madre nel negozio del padre.
“Dannazione!” brontolo` fra se` “Perche` non sono morto?”
Torno` alla sua stanzetta. Ecco, era accaduto, anche lui infine si era innamorato.
E lei era soave, innocente, bella, e aveva diciotto anni. Lui ne aveva trentatre, ed era un alcolizzato. A lungo rimase seduto a pensare. La sporcizia e lo squallore della stanza lo infuriarono, si alzo` e sferro` un calcio alla sedia.
A un tratto grido`, in un folle accesso di decisione: “perche` non dovrei potere? Perche` non dovrei? Se voglio, posso riuscirci, prima d`ora non ho mai voluto, ma adesso si`!…..Adesso si`!”
Come una furia si precipito` fuori da casa e quasi di corsa si reco` all`infermeria del Dottor Renato Nahum.
“Renato!” esclamo` smorto e senza fiato “voglio riuscirci, voglio smettere di bere. E per sempre, questa volta. Voi mi capite. Siete disposto ad aiutarmi come avete detto?”

Inutile dire che tutta Bengasi sorrise sotto i baffi quando Guido si fece vedere per le strade con un vestito del Dottor Renato, tutto leccato e sbarbato.
Alcuni giorni dopo, su raccomandazione del Dottor Nahum e con l`approvazione del Rabbino Madar, Guido inizio` a lavorare come impiegato negli uffici della Comunita` Ebraica.
Bengasi sapeva che tutto questo non sarebbe durato. E Bengasi aspettava.
Parve, tuttavia che Bengasi avrebbe dovuto aspettare invano.
Guido conduceva l`esistenza piu` tranquilla che si possa immaginare: lavorava con impegno fino al pomeriggio, poi andava in Sinagoga, e dopo la preghiera di Arvit, se ne tornava a casa.
Pochi, pero` si resero conto che la sua compostezza era del tutto esteriore.
Dentro a Guido Naim l`amaro calice della sofferenza si svuoto` fino all`ultima goccia.
Egli conobbe l`angoscia delle notti insonni, delle lunghe notti che lo facevano impazzire, e quando il vizio lo afferrava alla gola, piangeva d`ira impotente. Ma ostinato continuo` a resistere, avvinghiandosi alla sua speranza, alla sua ispirazione.
Il Dottor Renato gli rimase sempre vicino, aiutandolo come medico e come amico, sorreggendolo con ogni mezzo a sua disposizione. Tutto lasciava credere, infatti che Guido avrebbe finito per vincere.

Sopraggiunse l`estate, un estate che serbava ancora la freschezza della primavera. E nelle belle ore che precedevano il crepuscolo, Guido che si sentiva ora piu` forte e piu` sicuro, si allontanava dal centro della citta`lungo via Marina, la strada che portava al bellissimo lungomare di Bengasi.
Ma Guido non si sentiva certo spinto in quella direzione dalla bellezza dei luoghi, si recava laggiu` perche` era la passeggiata preferita di Perla Giuili, anche se egli non aveva intenzione di incontrare la fanciulla.
Voleva solo vederla da lontano, come un uomo in terra puo` godersi la visione di una stella.
L`amore che nutriva per lei era spirituale, idealizzato. La sua lontana vicinanza cantava in lui, un canto di innocenza.
Ma una sera, come era inevitabile s`incontrarono.

Mentre ella si avvicinava, il cuore gli picchio` in petto doloroso, delirante.
Era certo che la fanciulla non l`avrebbe riconosciuto, ma non fu cosi`.
La vide atteggiare le labbra al sorriso, un sorriso di assoluto candore, e poi fermarsi.
Scambiarono qualche parola, contemplarono insieme il mare poco lontano, poi egli l`accompagno` lungo la strada.
Tutto gli sembrava perfettamente innocente e naturale, non provava alcun imbarazzo, ora.
E fece del suo meglio per rendersi interessante, divertente, per essere allegro.
La fece ridere con ogni sorta di sciocchezze, cosi` come gli venivano in mente, e con gioia noto` che ella si stava divertendo immensamente. Poi, la` dove finiva la strada, si fermo`.
“Ora vi lascero` proseguire” disse. Ella lo fisso`stupita. “Ma non tornate anche voi in citta`?”
Guido avrebbe dato la vita pur di accompagnarla fino a casa, in citta`, ma era piu` prudente di lei.
“No” dichiaro` allegramente, “devo andare a trovare un amico che abita in via Torino.”
E travolto da un ondata di gioia, si reco` davvero fino a via Torino, felice e leggero come se camminasse sospeso in aria.

Ma era stavo veduto parlare a Perla, accompagnarsi a lei lungo via Marina. Lo aveva visto Felice Fadlun il piu` intrigante ebreo di Bengasi. E Fadlun si precipito`, anzi, volo` a diffondere la notizia che la giovane Perla Giuili era stata vista assieme a Guido Naim, l`ubriacone.

La scandalosa notizia giunse alle orecchie di Shimon Giuili, il padre di Perla.
L`orrore e l`ira fecero che il suo grasso faccione di uomo bonario si congestionasse. Senza pronunciare parola, egli afferro` un bastone e si mise in cerca di Guido.
S`incontrarono quel giovedi` vicino alla sinagoga.
“Cane!” urlo` Shimon Giuili, “cane di un ubriacone! credete di potere ronzare attorno a mia figlia come avete sempre fatto con quelle donnacce mezzo nude che vi danzavano attorno? Voi che siete sempre saturo di araki, voi che non avete fatto altro che ubriacarvi e scialacquare tutto il vostro denaro! E pensare che avete osato toccare mia figlia!”
Poi si getto` come un invasato su Guido, levando il bastone.
Colto di sorpresa dall`attacco furibondo, Guido non ebbe modo di difendersi, gli piovvero sul capo e sulle spalle parecchi violenti colpi, e infine cadde svenuto. A lungo giacque incoscio, e quando torno` in se` alcuni suoi amici lo stavano sorreggendo. “Qualcuno vada a prendere un po` d`acqua, presto!”.
Ma uno di coloro che gli stavano attorno ebbe un idea piu` luminosa.
“Qua, Guido, bevete questo”
E prima che potesse rendersene conto, una bottiglia gli venne accostata alle labbra e una sorsata di araki gli penetro` in bocca. Istintivamente egli bevve e bevve, assetato. Era ferito, dolorante, tremante. Continuo` a bere. L`alcool scorreva in lui come divina fiamma, da tempo obliata. E Guido scolo` la bottiglia.

Lo riaccompagnarono a casa, e li` continuo` a bere ancora senza resistere alla tentazione.
Bevve con furia, febbrilmente, come impazzito.
L`alcool era ormai entrato in lui, lo aveva reso ancora una volta sua schiavo. E tutto il suo orgoglio ferito si gonfio`, soffocandolo, irrigidendogli il corpo.

A tardo pomeriggio, usci` da casa dirigendosi verso il negozio di Giuili.
Ebbro, barcollante, entro` nel negozio pieno di clienti, invei` con parole oscene contro Giuili che si trovava dietro al banco. “Voi!” grido` “voi avete avuto la faccia tosta di colpire un gentiluomo! Voi lurido imbecille, sporco ammasso di carne di maiale, e per quale ragione avete osato battermi? Solo perche` io, Guido Naim ho fatto alla vostra stupida figlia l`onore di rivolgerle la parola.”
Scoppio` in una sonora, ebbra risata, ma mentre si voltava per osservare meglio l`effetto delle sue parole, smise di colpo di ridere.
Perla era uscita dal retro del negozio, smorta, spaventata. I suoi occhi erano colmi di orrore, di disgusto, aveva udito ogni parola.
Guido pallidissimo, la fisso`continuando a barcollare un poco. Eccola, la sua splendida Perla, il suo canto d`innocenza.
E lui l`aveva chiamata stupida.
Si lascio`sfuggire un grido selvaggio, d`agonia e disperazione commiste.
Poi chino` il capo, giro` sui tacchi e usci` cieco, quasi a tastoni dal negozio.

Per tre interi giorni non si seppe piu` nulla di lui, ma nel pomeriggio del terzo giorno, alcuni ragazzi notarono qualcosa che galleggiava nelle acque del porto di Bengasi. Era il cadavere di Guido Naim, annegato.