di Giuseppe Guarino

Storia d’amore e ripensamenti

Catania, città sulla costa orientale della Sicilia, è lei il teatro degli eventi dei quali saremo spettatori.
Per chi non lo sapesse, la città è attraversata, nella sua parte ovest, dalla via intitolata all’eroe dei due mondi: Garibaldi. Quantunque, di sicuro, proprio nella terra che l’ha visto in azione, l’eroe si sarebbe aspettato un più degno tributo, non s’è mai avuto notizia di sue lamentele, e, comunque, se ci sono state, la cittadinanza catanese non ha mostrato per esse un qualche interesse, forse un po’ irrispettosa, convinta che almeno il nome di quell’uomo che l’ha costretta già da oltre un secolo, e chissà per quanto ancora, all’amara consolazione di potere dare ad altri la colpa per la propria disgrazia e malgoverno, non meritasse di meglio.

La nostra posizione iniziale: Piazza Duomo, spalle al Duomo. A sinistra la discesa verso gli archi della marina, bagnati fino ad un secolo fa dall’acqua e dai quali ancora qualcuno ricorda e si ostina a raccontare i propri spettacolari tuffi a dei nipoti in bilico fra l’incredulità ed il disinteresse. A destra Via Etnea che con lo sguardo si può percorrere fino a vedere, in lontananza, il famoso vulcano al quale deve il suo nome. La strada vista così sembra come una gigantesca scivola dalla quale, da un momento all’altro, potrebbe scendere, dritto verso il mare, il fuoco della lava del vulcano.

Diamoci anche una indicazione temporale: Settembre 1987. E’ quasi mezzogiorno e fa caldo: almeno 30 gradi. Iniziamo a camminare in direzione via Garibaldi. Negozi di scarpe, macchine parcheggiate in perenne divieto di sosta ed immondizia, sono le cose che noteremo subito. Strano che possa apparire, per quello che io definirei gusto del decadimento, o meglio, del disfacimento, i catanesi amano tutto questo; non credo sia solo abitudine o rassegnazione, quanto un modus vivendi, l’indispensabile espressione di un disagio sociale avvertito da tutti e in questo modo palesato dai cittadini alla cittadinanza stessa ed al mondo.

I marciapiedi sono sconnessi ed è difficile camminare senza dovere stare attenti ad ogni passo. Si odono grida da tutte le parti, ambulanti, gente che litiga o che sembra che litighi ma che parla normalmente con quel tono di voce.

Eccoci arrivati, finalmente. Il portone del palazzo è malandato, in piedi da almeno sessant’anni, come tutto il resto.
Entriamo. Oltrepassata la corte dobbiamo salire due piani a piedi.
Questa è la porta d’ingresso … – Ma che hai il fiatone per due piani? Mah! – Dicevo, questa è la porta d’ingresso della casa dove assisteremo ad una comunissima eppure straordinaria serie di eventi.
Suoniamo il campanello. La ragazza che sta chiedendo “chi è?” con marcato accento siciliano, è la protagonista della nostra storia. E’ una brava ragazza. Un po’ imprudente a dire il vero, perché ci sta aprendo anche se non possiamo risponderle né può vederci. Approfittiamone per sgattaiolare dentro, dai, veloce. Si, non può vederci: è ovvio che debba essere così. Adesso grida alla madre che non era nessuno alla porta o forse i soliti ragazzini idioti.
Lasciamola tornare in cucina, noi ne approfittiamo per fare un breve giro della casa. Questo qui è il piccolo salotto. Lo so, la casa è piccola; però è accogliente, calda, più che dignitosa. Mi piacciono i tetti così alti, tipici delle costruzioni antiche. Si sta bene all’interno di queste abitazioni. E’ estate, ci sono 32 gradi fuori, eppure lo senti che bel fresco?
In inverno la casa non si raffredda più di tanto ed a stento servono un po’ di riscaldamenti.

Guarda quella bacheca ricavata all’interno della parete, davvero bella. Libri di poco valore, si; ma adoro quella scacchiera in alabastro. Queste sono le foto di famiglia. Quella grande, a muro, in bianco e nero la foto del matrimonio dei genitori della ragazza. Lui lo porta scritto in faccia che tipo è: siciliano, catanese fino al midollo, orgoglioso, testardo ed ignorante come un mulo; un tipo duro, un uomo che tiene molto al rispetto e che fa del vivere all’interno del suo ambiente tutta l’espressione del suo essere. La moglie è una brava donna, semplice, ma bella. E’ uscita a 17 anni dalla casa dei suoi genitori per entrare in quella di suo marito.

Vieni, adesso vediamo di fare conoscenza diretta con i componenti di questa piccola famiglia, sono tutti in cucina adesso.

Eh si, lo so, l’odore è buono, tipico della cucina siciliana: forte, con un misto di agrodolce. Quella lì è una ottima “caponatina”, un piatto a base di peperoni, melanzane; un secondo piatto da contorno a bistecche o cotolette che vedi già pronte

“Ma siamo qui per questo!”

Scusa, mi faccio prendere la mano. No, non siamo qui per parlare della cucina siciliana e poi non posso trasmettere l’emozione del mio olfatto, né il turbamento delle mie papille gustative; quindi parliamo d’altro.

La ragazza è bella, anche se non molto alta: una bellezza tipica siciliana, in bilico tra il passato ed il futuro di questa terra. Più carina in volto che proporzionata fisicamente, questo si. La dieta mediterranea ha inciso sui fianchi; ma non troppo. La pelle del viso è chiara, acqua e sapone, come si soleva dire proprio durante gli anni ottanta. L’accostamento occhi azzurro intenso capelli neri, è davvero gradevole.

“Cosa fa nella vita? Studia o lavora?”

Ma che studiare o lavorare! Ha completato la scuola dell’obbligo ed adesso aiuta la madre nelle faccende domestiche. Scommetto che non riesci ad indovinare quanti anni ha.

“Diciannove o venti, mi sembra.”

Diciannove.
Il papà è molto fiero di lei. Dal giorno che è nata, è stata la sua preferita: è la terza figlia, la più piccola. Gli altri figli glielo hanno sempre rimproverato. In verità però è quella che le ha dato più problemi di tutte. Le altre due si sono sposate bene ed anno due figli la prima, uno la seconda. Lei è la pecora nera della famiglia, sempre a litigare, a scappare, a rincasare tardi. Il padre è particolarmente geloso, più di quanto non lo fosse stato con le prime due. Premunisce che lei gli combinerà qualche guaio. Prova a ribellarsi all’inevitabile cercando di trattenerla in tutti i modi, ma sente di non riuscirci. La moglie non ha migliori risultati e cerca di limitare i danni dando un po’ di spago alla figlia e coprendola col padre.
La vuoi sentire una storiella? Secondo me calza a pennello per questa situazione.

“Sentiamo.”

Un uomo possedeva una gatta. Avendo paura che questa rimanesse incinta, la teneva rinchiusa nella sua cantina, prendendo tutte le precauzioni possibili perché non vi fosse come entrare. Eppure, non si sa come, un gatto riuscì ad intrufolarsi e gli sforzi dell’uomo furono presto vanificati dal corso della natura
.
“Che vorrebbe dire …?”

Che le figlie dei padri gelosi sono come quella gatta: trovano sempre il modo di fare quello che vogliono.
Non sa nemmeno lui cosa vuole o vorrebbe per lei: sa solo che è geloso da impazzire. Finita la scuola dell’obbligo l’ha rinchiusa in casa, permettendole di uscire il meno possibile e solo con amiche che conosce, con orari impossibili.

“E cosa spera d’ottenere a questo modo?”

Quello che ti dicevo, non lo sa nemmeno lui in realtà.

“Menomale che i tempi cambiano, queste sembrano cose da medioevo. E’ una cosa comune qui?”

Non fare il moralista da due soldi, ti prego. No, non sono cose comuni. Qui. Anzi, meno di quanto tu non possa immaginare. Poi ti consiglio di non farti prendere troppo dall’entusiasmo dei cambiamenti. Sei sicuro che le cose stiano cambiando per il meglio? Sei davvero sicuro che ad altra latitudine e con una istruzione superiore il comportamento sarebbe stato corretto e i risultati migliori? Io non voglio influenzare il giudizio di nessuno, ma non voglio lasciare ai luoghi comuni di impedire un giudizio sereno degli eventi di cui siamo spettatori.

Un altro appunto. A volte, sforzarsi in un certo senso di voler riparare agli errori del passato o tentare di “evolversi”, evitando comportamenti etichettati dalla nuova morale come retrogradi e superati, può rischiare di condurre solo a nuovi errori e, credimi, di soluzioni vere ai mali che da sempre affliggono gli uomini, non ne ho mai viste. E’ l’uomo che non va, se non si rimedia a questo tutto quello che viene fatto sarà sempre inquinato da un errore di fondo.

“Non sono d’accordo.”

Non voglio applausi, voglio solo esprimere un’opinione. Anzi, raccontare una storia. Ognuno tragga le conclusioni che vuole. Io torno a fare il narratore e scusa lo sfogo.

Entriamo in cucina adesso, capiremo meglio cosa sta succedendo e chi sono i nostri protagonisti, incontrandoli di persona.

Lei è la madre. Una donna come tante, di quelle che in Sicilia incontri per strada ogni giorno. E’ un po’ bassina, come vedi, grassottella; non s’è mai curata del suo aspetto più di tanto ed il viso mostra il doppio dell’età che lei ha realmente.
Ascoltiamo quello che stanno dicendosi.

“Non capisco una parola.”

Purtroppo, scusami, non l’avevo notato, parlano in dialetto siciliano, catanese: stupenda lingua, molto pittoresca ed espressiva, ma troppo lontana dal italiano perché tu la possa comprendere.

“Una cosa, però, l’ho capita: stanno litigando, gridano e si dimenano.”

Il siciliano raramente si parla, molto spesso si urla. Non litigano. Discutono. Qui si discute così.
Lei dice alla madre di essere innamorata di un ragazzo e di volerlo sposare.
“Ma ha solo 17 anni!”

Non importa, lei lo ama. Ecco la madre che porta le mani ai capelli per la disperazione. Si, lo vedo che dietro lo sguardo interrogativo hai capito anche tu: è incinta.

La madre dice che quando lo saprà suo padre farà una strage, ma non sono parole sue, fa solo eco a quello che dice il marito da sempre. Lei sa di essere la prima ad andarci di mezzo: era compito suo stare attenta alla figlia.

“Ma dai …”

No, no, lo farà davvero. Succederà il finimondo. Lo sanno entrambe, ma la ragazza è troppo determinata. Un tipino così non la fermi nemmeno con le botte vere.
Ecco, hanno finito di sbraitare. Hanno stabilito che il ragazzo parlerà col padre di lei precisando, al momento opportuno, che la madre non ne sapeva assolutamente niente.
Lui è un bravo ragazzo, lavoratore, la ama davvero e la vuole sposare. Non ha paura di parlare con il padre di lei, le sue intenzioni sono pulite. Guarda con che orgoglio la ragazza parla di lui! Una cosa è chiara comunque: quel piccolo dettaglio del pargolo in arrivo, gli si dirà poi, quando le acque si saranno calmate – se mai succederà.

Adesso non c’è più nulla che ci interessi, andiamo via.

Vediamo invece cosa accade un paio di giorni dopo.
Passiamo in soggiorno, è lì che troveremo il padre della ragazza in trepidante attesa per il futuro genero.
Gli è stato preannunciato tutto nella maniera più delicata possibile, ma questo non ha impedito una reazione furiosa, grida e suppellettili che volavano a destra e sinistra: una scena che ho preferito risparmiarti.

“E la povera ragazza?”

Non le dare la parte della vittima in questa storia, non le si addice, è riduttivo. E’ una donnina tenace, forte, decisa, che sa quello che vuole e lo vuole ad ogni costo. Avresti dovuto vederla reagire agli schiaffi del padre. Ferma, a denti stretti e pugni chiusi, mentre lo fronteggiava e con la determinazione dipinta su ogni muscolo del volto, ricacciava indietro le lacrime.
“Io lo sposo lo stesso”, gli ha detto a denti stretti.

E’ stato un colpo per il padre: ha visto l’unica maniera che aveva -che credeva di avere- per farsi obbedire dalla figlia, non sortire più alcun effetto se non giusto il contrario di quello voluto e sperato. Il secondo schiaffo era già partito, ma la mano si fermò a metà strada, per andare a poggiarsi sulla sua fronte e coprirgli gli occhi. E’ quindi crollato sulla sedia ed ha cominciato a fissare il vuoto. “Va bene, fammelo conoscere questo capolavoro di ragazzo.”
Madre e figlia prima impaurite, divennero poi visibilmente preoccupate. Si scambiarono uno sguardo che chiarì l’una all’altra i propri sentimenti. La figlia provava rimorso: avrebbe voluto accarezzare il suo papà al quale ora capiva d’avere fatto in qualche modo profondamente male. Ma era necessario, era la sua vita e doveva lottare per essa. Non si avvicinò a lui; preferì andare in camera sua, rassegnata al fatto che vincere per lei significava perdere per suo padre ed era questo che voleva, era questa la cosa giusta. Il tempo le avrebbe dato ragione quando anche lui sarebbe stato soddisfatto nel vederla felice con l’uomo che ama. Adesso tutto questo era purtroppo necessario.
La madre non trovava cosa migliore da fare se non rifugiarsi in un pianto liberatorio. Aveva ancora paura, sapeva che non poteva finire lì, così, con una resa incondizionata del marito. Ed era vero. Passato lo sconforto iniziale per avere visto infruttuosa l’ultima risorsa che credeva di avere per imporsi sulla figlia, per farsi rispettare, come diceva lui, ha pensato bene di cambiare tattica e concentrarsi sulla vera causa di questo male: il ragazzo della figlia. Voleva venire a parlargli? Benissimo. Gliel’avrebbe data lui una bella strigliata, a pedate nel culo l’avrebbe “ruzzuliato” dalle scale a quella bestia. Come si era permesso, come aveva osato turbare la sua quiete familiare, intromettersi fra lui e sua figlia, mettergliela contro!

“Quest’uomo è un ottuso, un anacronismo vivente!”

Posso non essere d’accordo? Posso aggiungere che il tuo giudizio è semplicistico e riduttivo per una personalità e delle circostanze sociali tanto complicate.

“Lo difendi: condividi il suo comportamento?”

Io sono qui per osservare degli eventi, ma i giudizi affrettati ed imprecisi, le conclusioni banali e scontate mi infastidiscono. Non te la prendere a male, dico quello che penso. Sei convinto che lui sia peggiore di chi dietro la maschera di uomo evoluto, tollera ed asseconda. Lui almeno assolve un compito: educa. A modo suo, sbaglia forse, può darsi, ma ci prova. Meglio di curarsi soltanto di far prendere la pillola alla figlia fregandosene di sapere con chi vada … Ma senti, non voglio parlare di queste cose adesso, non voglio fare il moralista. Ho le mie idee e ho visto a sufficienza per sapere che non sono le categorie di comportamento a salvarci, ma il buonsenso. Io devo raccontare una storia. Giudica tu alla fine cosa ne pensi, ma tieniti lo stesso la tua opinione per te, io ho la mia.
Qualcosa di straordinario sta per accadere, concentriamoci su quello.

Come ti dicevo la scena ha luogo qualche giorno dopo nel salottino d’ingresso della casa. Guarda l’uomo, è nervoso e determinato.

“Che sguardo che ha, fa davvero paura.”

Sono le cinque del pomeriggio. La madre e la figlia sono visibilmente agitate. Stanno sapientemente fuori della portata dell’uomo e sono ansiose. La ragazza sussurra a denti stretti alla madre che se ne frega cosa pensa lui, che lei lo vuole lo stesso.
L’idea di parlare ai genitori di lei è venuta a lui. Dice che non ha nulla di cui vergognarsi e non intende fare nulla di nascosto.

“Non c’avevo pensato prima, perché non hanno optato per la scappatella? Si usa da queste parti, no?”

Perché il ragazzo vuole fare le cose per bene, almeno ci vuole provare; le vuole dare un vestito bianco, la chiesa, le lacrime della madre, un viaggio di nozze … Tutto come la ragazza ha sempre sognato.

“Il padre sembra ogni attimo più risoluto.”

Vedi solo questo? Guardalo un po’ meglio. Dietro la tensione, la rabbia, traspare un malessere che non riesce a scrollarsi di dosso da un po’ di tempo a questa parte. Sarà l’età, le notte sempre più lunghe … Si sente frustrato, scontento. Non sa cos’è, questa sensazione lo confonde, non riesce a comprendere questo “disagio” crescente. Ha lavorato tutta la vita. Ha sposato due figlie, ha sempre dato il meglio ed ha ottenuto dei risultati che non dovrebbero non soddisfarlo. E’ un uomo rispettato dai suoi amici. Ma c’è qualcosa che manca. Questa sensazione lo porta a riflettere come non aveva mai veramente fatto. Riflettere su cose date da sempre per scontate.
Hanno suonato alla porta; l’agitazione cresce visibilmente in tutti. Il padre guarda l’orologio: “E’ pure in ritardo” sussurra in dialetto a pugni chiusi. Immagina come batte forte il cuore della ragazza.

“E quello del ragazzo, che non sa neppure cosa l’aspetta.”

La madre presagisce la catastrofe e attinge all’unica risorsa rimastale: affidarsi alla Madonna e a tutti i santi del Paradiso perché non facciano succedere una strage.

E’ entrato: eccolo qui. Capelli e occhi scuri, un metro e settantacinque; giacca e cravatta. Un vassoio di dolci in una mano; nell’altra un mazzo di fiori. E’ nervoso e si vede. Guarda la madre, poi la figlia, poi il padre. Accenna un sorriso e torna alla figlia. Si salutano con le solite frasi, inutili, ma di rito. Lo fanno accomodare. Sono soli adesso, il padre ed il ragazzo; la madre sta pensando ai fiori, la figlia ai dolci, ma soprattutto con queste scuse sono scappate via fuori dalla stanza.

Il ragazzo è così agitato! Avverte la tensione e non sa cosa dire, non ricorda nulla delle cose che invece aveva detto così bene fra se e se durante il tragitto. Lo sguardo dei due uomini si incrocia una prima volta, poi una seconda; entrambe le volte il ragazzo accenna un sorriso, che muore subito davanti l’espressione immutabile del padre della ragazza. Il silenzio è insopportabile.

“Cosa succede adesso? Perché l’espressione del padre sta cambiando? Perché sorride?”

E’ proprio questo che siamo venuti a vedere. Guardalo bene. Si è ricordato: in quel ragazzo impacciato ha rivisto se stesso trent’anni prima quando aveva avuto il primo abboccamento con il padre di sua moglie. Ha ricordato la maniera in cui quello lo aveva umiliato. Ha ricordato i pianti e le liti della moglie per convincerla sull’inevitabilità della “scappatella”, la “fuitina”, i rimpianti di sua moglie perché non ha potuto avere un matrimonio comesideve.
Si avvicina al ragazzo e gli da una pacca amorevole sulla spalla.

“Non me l’aspettavo.”

Colpa dei tuoi preconcetti e dei giudizi troppo affrettati che ti inducono a dare.
Andiamo non abbiamo più nulla da vedere.

Il padre ha dato il suo consenso. Ha avuto modo di conoscere ed apprezzare il ragazzo. Ha manifestato il suo disappunto per la immotivata velocità con la quale si vogliono fare le cose e gli è stato spiegato il motivo. Il bambino, si è concordato all’unanimità: avrà il suo nome.

“Ti va di vederli in chiesa il giorno del matrimonio?”

“Perché no?”

Due mesi dopo.

La chiesa è un bellissimo prodotto di un’architettura di altri tempi. Entriamo. Forse l’addobbo floreale è eccessivo, ma l’insieme è piuttosto carino, non trovi?

“La gente è vestita tutta a festa. Gli invitati sono tanti. Mi era sembrato un uomo dai mezzi piuttosto limitati. Come ha fatto ad invitare tutta questa gente?”

Qui il matrimonio è una cosa seria, e soprattutto è una cosa che va condivisa con il maggior numero di persone, parenti, amici, persino conoscenti. E quindi è un impegno nel quale si investe seriamente. Vi sono anni di sacrifici e risparmi qui,

Ecco che arriva la sposa. Il ragazzo è lì, che attende con in mazzo di fiori in mano la sua sposa.

“Cos’ha il ragazzo? Cosa gli è successo?”

Ha un braccio ingessato. Si: è’ stata la reazione del padre appena ha saputo che la figlia era incinta. Il padre di lui ha approvato e sottoscritto con un altro paio di schiaffi da far tremare l’arcata dentale.

“Cosa ne sarà di questi due ragazzi, riusciranno ad essere felici?”

Molto dipenderà da loro.