di Giuseppe Guarino

ALLE PORTE DEL PARADISO

L’inutile disputa fra un ricco ed un mortodifame

 

– Aoh, Pietro, macchì ce l’ha portato questo quassopra!? – Sbuffò con una certa irriverenza Salvatore Scannagatti, già manovale, crepato nell’adempimento del suo dovere.

– La prego di fare tacere questo tizio – fece dal canto suo il Dott. Ing. Cav. Vittorio De Papis Cimagrossa, già imprenditore edile, deceduto per cause non del tutto accertate.

– Ma figli miei – disse Pietro – che volete da me? E allargò le braccia facendo tintinnare le grosse  chiavi che teneva nella mano destra.

L’apostolo, barba e capelli brizzolati, veste bianca con cintura dorata, sandali marrone, aveva l’aspetto d’un bonaccione.

– E a chi lo vado a raccontare ? – disse Scannagatti.

– Per quanto mi riguarda – aggiunse De Papis – la questione non mi sfiora nemmeno, sono talmente certo delle mie posizioni da ritenere che l’esporre la questione ad un terzo non possa che risultare a mio vantaggio.

Scannagatti era piccolo e pelato. Aveva la pancetta e le spalle curve. Il viso era rugoso, la barba incolta. portava delle scarpe da tennis bucate, dei jeans ed una maglietta bianca, bucata anche lei.

De Papis, ovviamente in giacca e cravatta. La sua faccia era bianca e pulita; indossava con fierezza aristocratica un pizzetto appena appena brizzolato.

Scannagatti appariva visibilmente agitato: accompagnava le parole con gesti, con vari movimenti del busto e della testa.

De Papis, invece, diritto, impettito, a fronte alta, faceva mostra d’una calma addirittura fuori luogo, eccessiva. Parlava compostamente, con voce affabile, non degnando il suo interlocutore se non di qualche sguardo fugace, dall’alto verso il basso.

A tratti sbarrava gli occhi o faceva smorfie di disappunto, diniego o sarcastico assenso.

–  Calmatevi un po’, figlioli – disse con voce ferma l’apostolo – Io non vorrei che vi foste un po’ montati la testa: è vero che siete alle porte del Paradiso, ma non siete ancora entrati.

De Papis per la prima volta apparve visibilmente scosso.

– Ehm, signore – disse, provando a recuperare la voce con due colpi di tosse, dopo una iniziale ostinazione a venire fuori di quella – non vorrei che la sfrontatezza e millanteria di codesto individuo mi danneggi. Ci tengo a precisare che io non ho niente a che spartire con costui. Ho soltanto avuto la sventura di ritrovarmelo fra i piedi nel breve tragitto fatto fin qui. Mi dissocio senza riserva alcuna dai suoi  modi rozzi e volgari…

– Ah!- fece Pietro.

Scannagatti, immobile, rimuginava le parole di de Papis, il cui significato non gli era del tutto chiaro.

Cercò allora di farsi coraggio, di inventarsi qualcosa.

– Pietro – disse – tu eri un pescatore, un povero disgraziato come me…Lo senti come parla, come si atteggia!? Che arie, che presunzione! Che cosa gli ho fatto io?

L’apostolo assunse un’espressione poco convinta. Per due motivi: primo, a Pietro non era mai andato giù di fare il pescatore; secondo, ne aveva fatta di strada da allora, era diventato un pezzo grosso, e come tutti quelli cui capita, aveva fatto presto a dimenticare da dove veniva e non gli piaceva che nessuno gli rinfrescasse la memoria.

Il tentativo non era stato del tutto malvagio, ma purtroppo non aveva sortito l’effetto sperato.

De Papis provò a cogliere la palla al balzo.

– Signore- disse- mi appello a voi. Dall’alto della Vostra esperienza e sapienza sono certo che Vi sarete già reso conto della situazione. Vi chiedo, perciò di lasciarmi passare. Non credo vi sia più alcun motivo valido per il quale io debba essere trattenuto.

Ma l’apostolo Pietro era più furbo di quanto non potesse sembrare a prima vista.

– No, no, rimanga ancora con noi. Adesso sono davvero curioso di sapere di cosa si tratta.

De Papis capì che non aveva nulla da guadagnare da quella conversazione: Scannagatti era un povero ignorante, ottuso e testardo, c’era ben poco da discutere con lui. E adesso ci si metteva anche Pietro: in fondo era solo un pescatore che aveva avuto un po’ di fortuna.

Scannagatti era sicuro d’essere un passo avanti al suo antagonista.

-Prego, esponga pure i fatti- fece De Papis all’indirizzo di Scannagatti. incrociò quindi le braccia e gli puntò gli occhi addosso.

-Come no!- disse quello.

Pietro assentì.

-È una vergogna- esordì il mortodifame- guardate com’è vestito! Che lusso! Che sfarzo! pure da morto.

– Il fatto è Santità – continuò Scannagatti – che io questo lo conoscevo in vita, lavoravo per lui. Ora dopo anni passati a subire, da lui e da quelli come lui, è vergognoso che io me lo ritrovi qui a fare con me la stessa strada verso il Paradiso. Questo ladro, vigliacco, assassino: ha rubato alla faccia mia e dei poveracci come me. E ora ha la faccia tosta di presentarsi qui e volere entrare. Eh no! Non può essere! Guardate queste mani: sono le mani di un lavoratore. Io il pane me lo sono sempre guadagnato, sudato, senza togliere niente a nessuno. E lui invece, dai a rubare e ad affamare i poveracci come me.

-Non vi pare di essere un tantino ripetitivo?- interruppe con garbo de Papis.

-No!- gli gridò in faccia Scannagatti- Penniente.

De Papis fece un salto indietro.

-Io avevo una famiglia- continuò il lavoratore.- Tre figli. Quanto m’è costato sfamarli, vestirli, mandarli a scuola. Ora sono morto: chi si prenderà cura di loro? Lui questi problemi non li ha mai avuti. I suoi figli adesso, straricchi pure loro, continueranno indisturbati sulla scia del padre, a rubare, ad affamare, loro carogne più carogne del loro carognoso padre.

-Menzogne!- esclamò, scomponendosi finalmente, l’ Ing. Cav.

-Figlioli, state calmi- disse Pietro.

-Ao’! Il Paradiso io me lo merito- continuò il manovale. -Vengo da una famiglia di mortidifame e ho fatto il mortodifame per tutta la vita. L’inferno mio è stato in terra, ora mi spetta il Paradiso.

Questo qui invece – il dito indice della mano destra di Scannagatti arrivò fino a sotto il naso dell’impassibile De Papis – ha avuto tutto quand’era vivo, la vita è stata il suo Paradiso. Ora giù -l’indice puntava adesso inesorabile verso il basso- giù, all’inferno, a bruciare. Si, a bruciare, così impara! 

-Io ho l’estrema unzione – Sentenziò improvvisamente De Papis.

-Che vuol dire? – chiese interdetto Scannagatti.

-Si, che vuol dire? – Gli fece eco Pietro.

-Signori – proclamò solennemente il De Papis – a prescindere dalla mia condotta terrena, che, comunque, io considero irreprensibile, c’è da notare e sottolineare il fatto che il sottoscritto ha lasciato la valle di lacrime la sotto munito di tutti i conforti religiosi. E fra questi, l’ultimo e il più importante, giusto coronamento di anni di fedeltà alla Chiesa (il tono era quello d’una pomposa arringa), il sacramento detto estrema unzione. Io mi sono pentito in punto di morte di quel male che mai in vita mi sarei sognato di commettere, ed il sacerdote, esercitando quel potere di legare e sciogliere, che Voi, Signore mio, ben conoscete, mi ha dato la più completa assoluzione.

– In parole povere: io sono in regola. – concluse de Papis col sorriso in bocca ed il tono della voce fermo e sereno. – Il Paradiso è mio di diritto. Non ha voglia, né alcun motivo di ritardare ulteriormente il mio ingresso. E, quindi, con permesso…

-Ah, beh! Se le cose stanno così! – L’apostolo strinse le spalle, e, scostandosi, invitò con un ampio gesto il de Papis ad entrare. 

-Ue’! A che gioco giochiamo!? Mi fa specie di te, Pietro.

-Vedi figliolo- spiegò quest’ultimo- il signore è in regola, fammi fare il mio lavoro in santa pace.

-Spiegami questa allora: perché lui si ed io no?

-Figliolo, hai anche tu l’assoluzione?

-Lui era ricco, aveva un prete di famiglia, che, non per sparlare, ma era pure suo cugino. Poi è pure morto come si deve: nel suo letto. Ha avuto tutto il tempo che voleva per pentimenti ed estreme unzioni. A me invece è venuto un colpo in cantiere. Dove lo trovavo lì un prete? Che colpa ne ho io? Due parole non possono cancellare una vita da fetente! Non è giusto!

-Eh, eh, eh, il poveretto ignora – disse con sufficienza de Papis all’indirizzo di Pietro – i più elementari insegnamenti di Santa Romana Chiesa Cattolica ed Apostolica. Possiamo solo compatirlo, nevvero?

L’apostolo però, invece che assecondarlo, si corrugò in volto.

– E no. Le dottrine di ‘sta santa comelachiamitu, quelle te le tieni per te. Anche se si espresso in maniera rozza, il giovane qui non ha tutti i torti. E poi, se proprio te la devo dire tutta, non mi sembri mica poi così pentito.

Scannagatti sorrise soddisfatto.

De Papis comprese di non aver concluso un bel niente e che doveva ricominciare tutto daccapo.

-No, no, no. Non ci siamo proprio. -disse mostrando sorpresa e disappunto. -Non ci siamo proprio. -Ripetè. -Certo, io ho fatto la vita del signore. Va bene. Non lo nego, perché dovrei? Ma mi si può condannare davvero solo per questo? Io recitavo solo la parte che il destino m’aveva assegnato nell’immenso teatro che è il mondo, seguivo il copione della vita.

La mano destra di de Papis era adesso sulla sua fronte.

– Ho fatto del mio meglio per essere onesto. Ma si può esserlo in questo,  scusate…in quel mondo schifoso? Avevo troppe responsabilità sulle mie spalle. Lui lavorava otto, dieci ore al giorno, poi tornava a casa. Aveva una famiglia, degli amici che gli volevano bene senza secondi fini. Io non avevo orari. La mia era una lotta per sopravvivere: e la combattevano per me e per quei disgraziati lavativi come lui, che, lasciatemelo dire una volta per tutte, pagavo, anzi  strapagavo. Nessuno svago, solo incontri d’affari. Nessuno che mi volesse bene, forse nemmeno il mio cane.

Breve pausa, poi il nobile continua.

– Mia moglie sembrava essere nata solo per lamentarsi della mia perenne assenza, però pretendeva allo stesso tempo di vivere nel lusso più sfrenato. S’era trovata pure un amante ed io potevo solo fare finta di niente. Non avevo un solo amico al mondo e non potevo fidarmi neanche dei miei figli. Riuscite ad immaginare quale tragedia sia sapere che persino che le persone che dovresti avere più care al mondo non aspettano altro che tu crepi!?

Pietro e Scannagatti si sentirono in colpa. De Papis appariva piuttosto soddisfatto per la sua ritrovata capacità di imbonitore di fumo. Con un fazzoletto asciugò le lacrime, che però, per quanto si sforzassero, gli altri due non riuscirono a vedere.

-Va bene. – interruppe l’imbarazzante silenzio l’apostolo. – Siete due poveri disgraziati. E con ciò? Che volete da me? Che c’entro io con i vostri guai?

De Papis e Scannagatti si guardarono finalmente d’accordo; quindi rivolsero entrambi lo sguardo verso Pietro.

-Scusatemi, signore. – Disse prendendo la parola il de Papis. – credo di interpretare anche il pensiero qui del mio compagno di viaggio…

-Si, si, l’interpreti eccome – faceva l’altro in sottofondo.

-…Dicendovi che, con tutto il dovuto rispetto, e secondo il nostro giudizio, voi non ci sembra abbiate capito un bel niente.

-Proprio un bel niente – fece eco Scannagatti, assentendo vistosamente col capo.

-E no. Qui se c’è qualcuno che non ha capito proprio niente quelli siete voi, belli miei. Se credete che con due parole mi potete liquidare, vi sbagliate di grosso. Da quanto m’avete detto, a me sembra chiaro solo che il Paradiso non lo meritate nessuno dei due.

-Se è per quello che abbiamo detto- continuò de Papis, con tono totalmente diverso, ma raccogliendo ancora il pieno consenso di Scannagatti. -Da parte mia vi dico: dimentichiamo tutto. In fondo a me cosa importa se questo brav’uomo entri o non entri in Paradiso. Basta che una volta dentro mi stia lontano.

-Sono d’accordo, approvo. – Sigillò energicamente Scannagatti.

I due avevano realizzato alla fine, anche se a modo loro, di essere in fondo sulla stessa barca e meglio per tutti e due che non fosse quella di Caronte.

De Papis arrivò a gesti estremi indegni di ciò che era stato e aveva sempre sostenuto di essere, dando a Scannagatti delle affettuose pacche sulle spalle prima, abbracciandolo poi; sorridendo persino quando questi gli spremeva affettuosamente una guanciotta.

-In fondo sono cose da poco…

-Quisquiglie…

Pietro guardava la scena impassibile e inflessibile.

-Vedete, se state tentando di impressionarmi, cascate male.  Qui la questione è ben altra. Che voi andiate o non andiate d’accordo o meno, poco importa. Quello che conta, invece è cosa avete combinato da vivi.

Disse subito de Papis: -Peccati veniali, dei quali ho avuto il buon gusto di pentirmi al momento del trapasso, come ho già evidenziato.

-Non ho ammazzato nessuno.- Esclamò sgraziatamente Scannagatti, che appariva preoccupato e confuso.

-Figlioli -disse Pietro assumendo toni e modi paterni – s’è dato troppo peso a cose che non ne avevano alcuno e trascurato altre pesanti come macigni. Il problema è tutt’altro. E ora, scusatemi per un attimo, è ora di chiudere questa penosa faccenda.

Così detto, si allontanò.

I due lo seguirono con lo sguardo  finché non scomparve oltre una nuvola. Quindi, come due scolaretti impreparati che congiurano contro il maestro assente…

-La situazione è critica, la vedo male, molto male.

-Pure io.

-Meglio perorare la nostra causa insieme. Al diavolo le nostre divergenze di vedute – meglio loro che noi.

-Peroniamo, peroniamo.

L’apostolo riapparve. Aveva con sé due grossi libri, che poggiò su d’una scrivania cui fino a quel momento i due non avevano fatto caso.

-Bene. Quale apriamo per primo? -Chiese all’indirizzo dei due.

-Scusate – disse de Papis, con voce tremula. -Cosa sono codesti due fascicoli?

-In essi, signori miei, è raccolta la vostra  intera vita, fatti e misfatti. -Da chi cominciamo? – Chiese di nuovo pressante.

I pretendenti al Paradiso erano entrambi visibilmente scossi. De Papis in maniera più fine e consona al suo rango e Scannagatti più vistosamente e goffamente. Ma tutt’e due, diciamocelo, se la stavano facendo sotto dalla paura.

-Cedo il posto al mio amico qui, Scannagatti.

-E perché? – fece quest’ultimo con forza.

-E già, perché? -Confermò l’apostolo. – Voi siete socialmente e culturalmente superiore, no? E allora l’onore deve essere vostro di diritto.

-Ebbene sia. -Esclamò de Papis, recuperando il suo contegno.

-Questa la voglio proprio vedere tutta. -Disse Scannagatti, come se quel risvolto l’avesse rincuorato.

-No, signore. Non davanti a lui.

-Quanto è scritto in questo libro. -Disse Pietro, cominciando ad aprire il primo. -Riguarda solo voi e nessun altro. Adesso comprenderete quanto nessuno potrebbe mai spiegarvi a parole.

Dal libro uscì una intensa luce bianca, che arrivò fino alla persona di de Papis, circondandola prima, per poi scomparire al suo interno. Lo stesso accadde per Scannagatti quando il suo libro venne aperto.

Non ci sono parole per descrivere la forza della luce, il suo calore, né la totale nudità che i due provarono davanti a lei. Si sentirono insignificanti, schiacciati dal peso del dolore per l’impossibilità di rimediare a ciò che erano. Non volevano che questo si ponesse fra loro e la luce, ma compresero che era inevitabile e che stava accadendo. Avrebbero voluto tornare indietro, perché adesso capivano.

Quando la luce abbandonò de Papis questi comprese di essere irrimediabilmente e per sempre solo.

La luce si allontanò da Scannagatti e lui si sentì come non mai nudo e vuoto.